COSA CAUSA ANSIA NEL GATTO

Si stima che fino al 50% dei gatti domestici soffra di un disturbo emotivo e, sebbene non sia chiaro quanti di questi siano legati specificamente all’ansia, è comunque inevitabile che l’ansia sia presente in una grande percentuale di casi. 

I gatti sono infatti animali territoriali e hanno interazioni sociali complesse. I gatti ben socializzati possono formare legami con altri gatti con cui convivono, ma vivere con un altro gatto non è essenziale per il loro benessere emotivo. Infatti, l’introduzione o l’accesso incontrollato ad altri gatti (sia conviventi che del vicinato) può portare a interazioni negative. Allo stesso modo, i gatti possono essere ansiosi riguardo a interazioni indesiderate o spiacevoli con altri animali domestici, esseri umani o per l’esposizione a rumori o stimoli minacciosi (ad esempio aspirapolvere).

L’ansia può essere definita come l’anticipazione di un evento negativo che può essere reale o semplicemente percepito. È strettamente collegata alla paura, che viene vissuta quando un individuo si trova di fronte a una minaccia percepita. L’ansia, quindi, manca in realtà di un evento scatenante specifico.

Cosa causa l'ansia?
1. La genetica
2. L'ambiente in cui i gattini vengono allevati tra le 2 e le 7 settimane di età ha un ruolo importante nel ridurre il potenziale sviluppo dell'ansia. Durante questo "periodo di socializzazione", i gattini imparano quali aspetti del loro ambiente siano normali e sicuri, quindi tutto ciò che sperimentano durante questo periodo viene poi accettato quando lo incontrano più tardi da adulti. Allo stesso modo, tutto ciò che non incontrano durante questo periodo è molto più probabile che produca una risposta di paura dopo le 7 settimane di età. Maggiore è la varietà di esperienze positive che hanno durante questo periodo, maggiore è la probabilità che affrontino nuove esperienze in futuro.

Anche le risposte umane al comportamento del gatto possono indurre ansia (apprendimento). L’uso di metodi avversivi (qualcosa che il gatto trova spiacevole) come spruzzi d’acqua o urla nel tentativo di ridurre il comportamento indesiderato farà sì che il gatto anticipi i risultati negativi e questa ansia diventerà generalizzata se la punizione è imprevedibile per il gatto. Anche i tentativi di approcciarsi o essere manipolato senza il suo consenso indurranno uno stato di ansia.

Prevedibilità e controllo

La prevedibilità e il controllo sull’ambiente riducono l’ansia. Al contrario, cambiamenti nella routine come un trasloco, la privazione dell’abitudine dell’accesso all’aperto, i cambiamenti nella relazione umana, visite veterinarie, viaggi, visitatori estranei o anche un improvviso cambiamento del cibo possono indurre ansia.

Non dimentichiamo che anche il dolore o la malattia aumenteranno l’ansia sia per l’anticipazione del dolore (ad esempio, un gatto che soffre di artrite può anticipare il dolore quando deve entrare nella lettiera, portando nel tempo alla minzione inappropriata) .

In realtà: minzione inappropriata, marcatura di urine, leccamento eccessivo o diminuito, vocalizzazioni eccessive, cambiamenti nell’alimentazione o nel sonno, graffiature aumentate, aggressività, nascondersi, ritiro sociale, riduzione dei comportamenti di gioco o agorafobia, sono tutti potenziali sintomi di ansia.

Metodi per ridurre l’ansia nel gatto

Il territorio centrale del gatto dovrebbe consentire e incoraggiare il gatto a nascondersi. Nascondersi non è una cosa negativa! E’ una strategia di adattamento per il gatto! Possono essere forniti nascondigli sia a livello del suolo che rialzati. I nascondigli alti consentono ai gatti di sorvegliare meglio l’ambiente alla ricerca di potenziali intrusi e altre minacce.

Un ambiente che garantisca un livello ragionevole di coerenza e prevedibilità su cui il gatto percepisce di avere il controllo ridurrà il rischio dello sviluppo di uno stato di ansia. Ogni volta che si pianifica un cambiamento in una risorsa (es. cibo, lettiera), posizionare la nuova risorsa adiacente alla risorsa esistente, questo consentirà al gatto di scegliere.

I gatti evitano di incontrare gatti sconosciuti, ove possibile, attenendosi a una sorta di condivisione temporale dei luoghi e delle risorse. Dove coabitano più gatti è necessario sempre fornire spazio sufficiente per consentire a ciascun gatto di mantenere una distanza sociale da 1 a 3 metri ed è importante fornire più luoghi di riposo e risorse per evitare la competizione.

Altri animali che coesistono nell’ambiente del gatto possono essere percepiti come predatori (ad es. Cani). Il gatto dovrebbe essere in grado di controllare e scegliere se avvicinarsi e per quanto tempo mantenere il contatto con qualsiasi specie di predatori, così come con gli esseri umani (sia familiari che non familiari).

Sbocchi adeguati per il comportamento di gioco sono essenziali per ridurre l’ansia e dovrebbe incorporare la naturale sequenza predatoria.

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La gerarchia sociale felina

I gatti hanno una gerarchia sociale molto flessibile. Non hanno un gatto “alfa” che regna sovrano, ma la gerarchia del gatto è determinata dalla condivisione del tempo di diverse posizioni delle risorse nel loro ambiente durante il giorno. Proprio per questo i gatti sono più territoriali dei cani.

I gatti in libertà, ovvero quelli ferali (non socializzati con l’essere umano), lottano meno tra loro dei gatti di casa. Infatti, i gatti ferali, se minacciati da un conspecifico, tendono a scappare (avendo a disposizione un ambiente esterno) e non a lottare, ma i gatti indoor sono forzati a vivere condividendo risorse e delimitando il territorio e questo li porta più spesso a doversi confrontare anche fisicamente.

I gatti domestici non hanno sviluppato ancora una soluzione ai problemi territoriali tipici di un contesto domestico, dove lo spazio è limitato e deve essere condiviso da più gatti, molto spesso non familiari.

Nei gatti indoor, infatti, i problemi di rango e di territorio sono strettamente connessi.

Capiamo innanzitutto cosa intendiamo per rango.

Nei guppi felini domestici c’è una gerarchia fluida che viene definita relativa, i ranghi sociali dipendono da particolari situazioni o luoghi/postazioni.

Quindi troviamo una relazione gerarchica, ma questa ha a che fare con il territorio!

Questo perché i gatti non hanno gerarchie dominanti, ma sono una specie prevalentemente solitaria. Questo concetto di società felina è cambiato ed è ormai noto che i gatti possono vivere in grandi gruppi dinamici con una struttura sociale libera fintanto che ci sarà un abbondante approvvigionamento alimentare.

Più nello specifico, nel caso dei felini domestici, questa gerarchia è chiamata gerarchia spazio-temporale e si riferisce al gatto più alto in rango in quel momento e in quel posto (situazione) perché occupa quello spazio in quel preciso momento della giornata. La gerarchia è quindi totalmente diversa da ciò che spesso abbiamo in mente. E’ una gerarchia fluida e flessibile che cambia in continuazione durante la giornata. Non esiste quindi un gatto Alfa e definire un gatto dominante non è propriamente corretto, andrebbe piuttosto definito come altamente territoriale.

Un gatto quindi può essere il più alto in rango la mattina quando, ad esempio, occupa la postazione più alta del tiragraffi, ma nel pomeriggio lo stesso gatto potrebbe lasciare il posto ad un altro che in quel momento diventa il più alto in rango.

Ecco perché i gatti che vanno d’accordo o meglio, che formano un gruppo sociale (N.B. non è detto che un gruppo di gatti sia sociale soltanto perché li facciamo convivere insieme, devono riconoscersi e accettarsi come membri di quel gruppo) condividono le risorse principali anche nello stesso luogo/momento della giornata.

Un gatto più territoriale spende più tempo in una stanza particolare per conto proprio e probabilmente l’unico momento/luogo in cui vedrai condividere uno spazio nello stesso momento con altri gatti è sul letto! Il letto infatti è considerato una zona sicura.

Territoriale per essenza, sociale per esperienza

Il gatto è un cacciatore solitario ed è in grado di vivere senza cercare alcuna relazione sociale. Allo stesso tempo però, sono stati osservati preferenze specifiche per un individuo tra gli altri con comportamenti di “complicità” e legami profondi.

I gatti sono animali territoriali.

La territorialità del gatto non implica che i gatti difendano l’intera area. Al contrario, in alcune parti ben definite delle loro aree, i gatti possono cercare contatti con i conspecifici o meno.

Il potere dell’equilibrio – o dello squilibrio – dell’ambiente è ciò che ci permette di dire che i gatti sono principalmente animali territoriali. Nuovi mobili, traslochi, sono i classici punti di partenza dei disturbi del comportamento nei gatti (ma non nei cani!). Ma se il territorio è gestito correttamente, il gatto resiste molto bene alle modifiche.

In equilibrio in un territorio corretto, i gatti possono esibire altre abilità sociali come rapporti affettuosi con i conspecifici.

La socialità, invece, non è così facile da descrivere a causa della grande varietà individuale. Anche stando alla storia e alla genetica di un gatto, è difficile prevedere in anteprima l’esito di un incontro.

Il conflitto in ambiente domestico diventa comunque più probabile  in presenza di due gatti di uguale comportamento assertivo.

Non dimentichiamo inoltre che è la maturaità sociale, che avviene dai 2 ai 4 anni di vita, che farà emergere il tratto territoriale del gatto. In questo periodo infatti l’istinto territoriale emerge in modo drastico portando il gatto a comportarsi con tipici comportamenti di protezione con la necessità di sicuro il suo territorio, diventando “possessivo” o meglio “competitivo” sulle sue risorse.

Un problema molto comune nelle famiglie con più gatti è infatti la scarsità di posizioni delle risorse. Ciò porta ad un aumento del comportamento territoriale e competitivo con conseguente aggressività da gatto a gatto. Ad esempio, potrebbero esserci 50 giocattoli per gatti, ma si trovano tutti nel soggiorno in un cestino. I gatti devono quindi trovare un accordo per la condivisione del tempo in quella singola posizione del giocattolo. Spesso questo (non essendo un’abilità ben sviluppata nel gatto) si rivela troppo difficile, consentendo a comportamenti aggressivi o prepotenti di emergere. Lo stesso scenario stressante può verificarsi se i gatti hanno solo una posizione d’acqua, di cibo o di eliminazione. Questa unica posizione della risorsa impedisce la strutturazione della gerarchia sociale felina.

Più posizioni hai in tutta la casa per le risorse importanti dei tuoi gatti, più facile sarà strutturare la loro gerarchia sociale che come abbiamo visto è in realtà molto flessibile.

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Un gatto perso può ritrovare la via di casa?

Tutti sono concordi nel dire che il fenomeno del saper tornare indietro anche a una lunga distanza, si spiega con il senso dell’orientamento che è innato negli animali e presente anche nell’uomo, ma le opinioni differiscono sul meccanismo utilizzato per orientarsi. Alcuni studi negli anni ’70 hanno rivelato che anche nell’uomo è presente un innato senso della direzione e che questo viene ostacolato dalla presenza di potenti fonti magnetiche e quindi si arrivò alla conclusione che gli animali come gli uomini utilizzano una sorta di bussola naturale per l’orientamento.

Gli uccelli sono le specie più conosciute per la loro capacità di navigare su lunghe distanze e gli strumenti che usano a questo scopo sono stati oggetto di studio per molti anni. Gli scienziati hanno scoperto che gli uccelli migratori, come le oche, usano segnali visivi come rocce e paesaggi, nonché l’orientamento del sole, della luna e delle stelle per trovare la loro strada. Il salmone usa gli spunti olfattivi per tornare nelle acque di casa a migliaia di km di distanza.

Gli animali migratori percorrono lunghe distanze sia per riprodursi che per sfuggire al clima rigido e devono trovare la strada precisa su oceani, deserti, foreste e montagne. Oltre agli uccelli anche pesci, rettili e molti invertebrati come crostacei, anfipodi, formiche, api e vespe possiedono straordinarie capacità di attraversare oceani, deserti e montagne per raggiungere la loro destinazione.

Le tartarughe marine, ad esempio, migrano per migliaia di chilometri nell’oceano prima di fare ritorno per nidificare in quel preciso luogo dove sono nate, fanno affidamento sul campo magnetico terrestre e sembra che appena nate, memorizzino lo specifico campo magnetico della loro spiaggia natale.

Che cos’è l’Homing?

Questo fenomeno si chiama Homing. Alcuni gatti smarriti sono in grado di ritrovare la strada di casa usando questo istinto.

L’homing è la capacità di un animale di orientarsi verso una posizione originale attraverso aree sconosciute. Questo può essere un territorio di origine o un luogo di riproduzione.

Questo abilità nel gatto è poco compresa, ma potrebbe essere dovuta a una sensibilità al campo geomagnetico della terra.

Anche il gatto ha questa capacità?

Anche per quanto riguarda il gatto alcuni scienziati pensano che il fenomeno dell’homing sia legato ad una loro sensitività al campo magnetico della terra. Si presume che i gatti assegnino alla propria abitazione il punto di riferimento e che si orientino sempre in base a quello.

La letteratura purtroppo è piuttosto scarsa nel settore felino: uno degli esperimenti più dettagliati di Francis Herrick, che pubblicò le sue scoperte in Homing Powers of the Cat nel 1922. Il metodo di Herrick era semplice, sebbene crudele e molto discutibile. Allontanò più volte e a diverse distanze, senza possibilità di vedere la strada, una mamma gatta che tutte le volte (tranne l’ultima – non è più tornata) era capace di ritrovare la via di casa per allattare i cuccioli.

Il comportamento felino è indubbiamente spesso misterioso, incompreso e a volte persino miracoloso. Una delle caratteristiche più intriganti dei gatti è la loro capacità di trovare la strada di casa attraverso vaste distanze. Questa capacità innata di ricerca è stata ben studiata in molte altre specie animali, tra cui uccelli, api e pesci. Ma come facciano i gatti smarriti o trasferiti a ritrovare la strada di casa, la momento rimane un mistero.

L’ipotesi dei campi magnetici

La Terra è coperta da campi magnetici: forze invisibili che si respingono o si attraggono a seconda che siano caricate positivamente o negativamente. I campi magnetici hanno origine nel profondo del nucleo del pianeta e si irradiano verso la superficie, dove sono influenzati dalle maree e da altre forze magnetiche provenienti dallo spazio. Ogni posizione sul pianeta ha una sua firma magnetica unica basata sulla forza del campo in quel dato punto nel tempo e nello spazio.

In una certa posizione, il campo magnetico punta direttamente verso il basso in una linea verticale; questo punto è il Polo magnetico nord verso il quale puntano sempre le bussole. L’attrazione del magnetismo sul polo è così grande che attira sempre il punto magnetico dell’ago. Molti animali sono in grado di trovare il nord magnetico.

Ma è solo una questione di campo magnetico?

Gli animali sviluppano un legame molto profondo non solo per un determinato luogo (di solito la casa o il territorio in cui vivono) ma anche nei confronti di un umano e a volte il richiamo di questa relazione li rende capaci di ritrovare la via di casa da luoghi molto lontani.

Ci sono due tipologie di casi di homing nel gatto:

1. Il gatto parte da un luogo sconosciuto e torna al luogo abituale (ad esempio quando viene rubato o ceduto a un’altra famiglia o viene perso o si trasferisce con il padrone in un’altra abitazione);

2.  Il padrone si trasferisce senza portare il gatto quindi parte per un luogo al gatto sconosciuto lasciandolo nel luogo noto.

Come si orientano i gatti

Come gli uccelli, usano tutti i mezzi in loro facoltà come:

Creazione di mappe mentali

Sorveglianza / osservazione del territorio

Senso dell’olfatto

Udito – suoni di elementi presenti

Campi magnetici 

La posizione del sole ( questa non è ancora accertata)

Le prime 4 capacità sicuramente sono utili al gatto che deve tornare a casa da un luogo che aveva già visitato o comunque non lontano dal suo territorio, ma sembra improbabile che questo possa aiutarlo in caso di grandi distanze e soprattutto da luoghi sconosciuti. Se i gatti, come gli uccelli, usano il sole e / o i campi magnetici per orientarsi, sicuramente la spiegazione è più ragionevole.

Che distanza può percorrere un gatto?

Finché la distanza è modesta e il gatto si trova in un’area familiare, può tranquillamente tornare indietro senza problemi.

E’ un fatto scientificamente accertato che i gatti hanno una straordinaria capacità di memorizzare mappe mentali, è una questione di sopravvivenza in natura.

I gatti sono ben noti per essere animali territoriali. Alcuni esempi di comportamenti territoriali li abbiamo quando il gatto strofinando il mento o i lati del corpo sulle nostre gambe, per esempio, o sugli oggetti in casa. Questi sono tutti modi di segnare il suo territorio attraverso i feromoni. I gatti lo fanno anche all’esterno per contrassegnare le loro case, strade e aree generali che considerano “loro” come un modo per inviare un messaggio agli altri gatti di attenzione prima di entrare.

Molto probabilmente, ai gatti cui viene offerta la flessibilità di esplorare all’aperto acquisiscono una comprensione più rapida dei territori circostanti .

I gatti sono dotati di sensi potenti. Occhi e orecchie non sono gli unici organi attraverso i quali un gatto vive il mondo. Il mantello e le zampe del tuo gatto sono responsabili della raccolta di informazioni dall’ambiente e della rapida trasmissione al cervello per l’elaborazione.

Vale per tutti i gatti?

Forse non tutti i gatti hanno lo stesso livello di sensibilità, il che potrebbe spiegare le differenze nella loro capacità di homing. Il fatto che i gatti usino o meno questa abilità è probabilmente influenzato dall’esperienza: un gatto semi-selvatico eserciterà questa abilità su base regolare, mentre un gatto indoor che si perde all’esterno potrebbe non essere in grado di farlo. Infine, la motivazione probabilmente influenza anche la volontà di un gatto di tornare a “casa”.

Alcuni studi hanno scoperto, infatti, che quasi tutti i gatti che presentavano comportamenti di homing erano gatti abituati all’aperto o vivevano rigorosamente all’aperto. Solo il 7% dei gatti è stato descritto come solo indoor e alcuni di questi potrebbero aver avuto precedenti esperienze all’aperto.

Sempre in base a questo studio i gatti soggetti avevano viaggiato attraverso i seguenti tipi di aree: urbana (città), suburbana, rurale (paese), su un’autostrada a 2 corsie, su un’autostrada a 4 corsie o attraverso un torrente o fiume. Il 45% (45%) avrebbe attraversato un’autostrada a 2 corsie mentre il 22% ha attraversato un’autostrada a 4 corsie. Il 38% avrebbe attraversato un torrente o un fiume.

Funziona sempre?

Purtroppo no, sembra però che ciò sia dovuto a incidenti, ostacoli e altri fattori di confusione, piuttosto che a un fallimento della capacità di geolocalizzazione del gatto. Anche la salute e lo stato emotivo del gatto sembrano svolgere un ruolo importante. Un animale ferito, preso dal panico o gravemente malnutrito potrebbe non essere fisicamente in grado di compiere il viaggio oppure potrebbe confondersi lungo il percorso.

Quali sono le situazioni a rischio?

  • Ti trasferisci in una nuova casa e il gatto torna alla casa precedente.
  • Stai viaggiando con il tuo gatto e scappa e torna a casa.
  • Il tuo gatto viaggia accidentalmente in un veicolo (ad esempio, entra nel camion di un imprenditore o in un furgone in movimento), esce in una posizione diversa e poi torna a casa.
  • Qualcuno prende intenzionalmente il tuo gatto e lo scarica da qualche parte e torna a casa.
  • Adotti un nuovo gatto e torna alla sua casa precedente.

Cosa fare se il gatto non è rientrato a casa

Quando un animale è estremamente spaventato, il suo istinto è quello di nascondersi e non emettere suoni. Anche se nelle vicinanze, i gatti indoor che si sono persi o i gatti malati / feriti spesso non miagolano quando i loro proprietari escono per chiamarli. Questo è un meccanismo istintivo di autodifesa e il gatto farà tutto il possibile per rimanere nascosto.

In questo stato di estrema paura, TUTTO è percepito come una minaccia – e tutti i sensi sono compromessi: la vista, l’olfatto (cibo) e il suono della voce del proprietario.

È completamente istintivo e automatico. Il gatto non sta scegliendo di evitarti e se non risponde quando lo chiami non significa che non ti ami. Si trova in una modalità difensiva per sopravvivere, ogni cosa deve essere trattata come una potenziale minaccia, incluso te.

Questi gatti sono alla disperata ricerca di un posto che percepiscono sicuro. Di solito si nascondono durante il giorno e sgattaiolano fuori di notte , quindi tornano rapidamente al loro nascondiglio.

È come se il mio gatto fosse scomparso nel nulla!.

E’ la frase più comune in questi casi. I gatti non possono semplicemente sparire, ma è un loro istinto quello di rimanere nascosti.

Solo perché non vedi il tuo gatto NON significa che il tuo gatto non sia lì

Può darsi che il gatto sia in grado di ritrovare la strada, ma tornare dall’attuale “luogo sicuro” (ovunque si trovi) a “casa” significa esporsi e non lo fa.

Quindi non presumere che se il gatto non è stato individuato o sentito miagolare, non deve essere lì.



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LA PELLE D’OCA NEL GATTO

La pelle d’oca è una transitoria erezione dei peli dell’epidermide che si manifesta per la contrazione riflessa, dei muscoli erettori del pelo che si contraggono, in seguito a stimolazione nervosa.

La pelle d’oca è un meccanismo non solo anatomico (il fenomeno si può verificare in risposta al freddo ad esempio – rizza i peli creando un “cappotto” più spesso che offre più protezione. I peli eretti forniscono un ulteriore isolamento poiché intrappolano il calore in modo più efficace rispetto a un mantello al suo stato normale) , ma che si manifesta anche in presenza di emozioni intense perché il sistema nervoso e la cute sono strettamente collegati. Questo meccanismo viene scatenato dalla risposta cosidetta “fight or flight” (“lotta e fuga”), che si attiva in condizioni di pericolo e che ha lo scopo di preparare l’organismo a sostenere uno sforzo improvviso e violento e viene avviato nello specifico dal sistema nervoso simpatico, che è responsabile di questa risposta. Prove mediche suggeriscono, infatti, che l’adrenalina precipita inizialmente e fa reagire il sistema nervoso simpatico ed è proprio questa una componente importante nella risposta di lotta o fuga negli umani e nei gatti. Di fronte ad uno stress intenso o una paura improvvisa, si rileva un aumento della frequenza cardiaca, la visione si focalizza e i riflessi migliorano e quando la scarica di adrenalina e di altri ormoni mettono il corpo in uno stato ipersensibile, e quindi una persona come anche il gatto può utilizzare questa forza per combattere il pericolo oppure optare di fuggire.

Il meccanismo è, dunque, lo stesso della piloerezione nel gatto. La piloerezione nel gatto si manifesta visibilmente a livello comunicativo nel comportamento e nella postura difensiva.

In questa classica posa, infatti, il gatto inarca la schiena e mostra una piloerezione per farsi sembrare più grande di fronte ad un potenziale pericolo e quindi allo scopo di allontanarlo. In realtà, il gatto ha solamente paura e sta comunicando che non desidera essere avvicinato. Il gatto potrebbe anche ringhiare, sibilare, sputare, soffiare e mostrare i denti e chiaramente, se il suo messaggio non viene recepito o rispettato potrebbe anche aggredire.

I gatti possono manifestare questo riflesso anche quando giocano. Difatti, è possibile distinguere un gatto che sta giocando e non aggredendo, perché non ringhierà, sibilando, sputando o mostrando i denti.

Insieme ad altre risposte di lotta o fuga, la pelle d’oca è dunque una parte importante della sopravvivenza di un gatto.

Il sistema di controllo del sistema nervoso prepara il corpo all’azione e consente agli animali di affrontare fattori di stress acuti o a breve termine utilizzando una risposta comportamentale o interna.
Le condizioni di stress diventano problematiche quando un animale non è in grado di controllare la situazione o di sfuggire allo stress.

Avendo la possibilità di scelta il gatto sceglie di FUGGIRE. Se non ha la possibilità di fuggire (ad esempio in una gabbia o in angolo) sceglierà tra IMMOBILIZZARSI o COMBATTERE.

In quali stati emotivi si manifesta, quindi, nel gatto?

  • Paura
  • Aggressione
  • Eccitazione
  • Insicurezza
  • Aggressività difensiva

Sarebbe opportuno riflettere su ciò che potrebbe innescare questa risposta. C’è un animale o una persona sconosciuta vicino? Il gatto è arrabbiato? La temperatura è troppo fredda? Se è possibile determinare il fattore, potremo aiutare il gatto a calmarsi più velocemente e a rilassarsi. Indubbiamente allo stesso tempo rispettiamo ciò che ci sta comunicando e non forziamolo ad alcuna interazione, ma lasciamolo tranquillo di ritrovare il suo stato di omeostasi, aiutandolo con l’allontanamento dell’oggetto/soggetto stimolo.

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LE STEREOTIPIE NEL GATTO

La stereotipia è uno schema comportamentale rigido, compiuto in maniera ripetitiva e continua, senza alcuno scopo o funzione apparente. 

Nell’uomo si traduce in comportamenti più comuni quali: dondolare o grattarsi continuamente la testa, schiarirsi la voce. Le stereotipe comportamentali, nella specie umana, sono molto spesso sintomo di patologie psichiatriche gravi quali autismo e schizofrenia. Pazienti autistici mostrano stereotipie continue e durature nel tempo. Si ipotizza che alla base dei comportamenti stereotipati ci siano danni a carico dei gangli della base o del neurotrasmettitore dopamina che ne regola l’attività.

Stereotipie e comportamenti compulsivi nell’uomo

Le stereotipie hanno molte similitudini con altri comportamenti ripetitivi come i comportamenti compulsivi, ma, mentre le stereotipie non hanno alcuna funzione apparente, i comportamenti compulsivi hanno la funzione di interrompere o evitare uno stato di malessere associato ad un evento possibile, anche se improbabile.

Possiamo definirli anche  come comportamenti disadattivi ovvero:

• comportamenti che provocano danni a se stessi, agli altri o agli oggetti

  • comportamenti che, per la loro intensità e frequenza, ostacolano l’emissione di altre prestazioni 
  • comportamenti che impediscono o limitano l’interazione sociale

Le stereotipie, pur avendo caratteristiche talvolta comunicative, nella maggior parte dei casi non sono emesse per controllare l’ambiente circostante, ma per ripristinare una situazione di “benessere” interrotta dall’evento che ha preceduto l’emissione della stereotipia.

  

Stereotipie comportamentali nel gatto 

Le stereotipie comportamentali sono manifestate anche da altre specie animali e hanno, come nell’uomo, una natura solitamente ripetitiva e apparentemente priva di funzione apparente. Tuttavia, nel mondo animale, le stereotipie si riscontrano prevalentemente in condizioni di cattività e quasi mai in situazioni naturali. Comportamenti stereotipati possono essere frequentemente osservati negli zoo, negli animali da di laboratorio e negli allevamenti intensivi. Non manca però anche la presenza di comportamenti di questo tipo anche nel gatto domestico, che viene impedito nell’espressione di alcuni comportamenti specifici e questa privazione lo può portare a realizzarli anche senza stimoli esterni adeguati. Indubbiamente, siamo in questo caso di fronte ad una mancanza di benessere.

Il comportamento compulsivo è considerato espressione di stress, frustrazione o conflitto.

Le condizioni di cattività, infatti, privano gli animali di bisogni fondamentali e i comportamenti stereotipati derivino proprio da tale frustrazione. Dal punto di vista del benessere animale, le stereotipie comportamentali sono quasi sempre sintomo di forti condizioni di malessere, associate a livelli anormali di ormoni dello stress (quali corticosteroidi e catecolammine). 

La causa esatta delle stereotipie non è stata definita in modo preciso, ma a mio avviso le situazioni in cui il gatto viene confinato in un ambiente povero di stimoli possano favorire l’insorgenza di questi comportamenti, così come una relazione povera o non soddisfacente con l’umano di riferimento. 

Anche nel gatto, come nell’uomo, questi comportamenti sono chiamati disturbi compulsivi e possono manifestarsi al di fuori del contesto originario in tutte quelle situazioni in cui l’animale prova una forte eccitazione.

I disturbi compulsivi più comuni nel gatto sono:

  • leccare o mordere insistentemente alcune parti del corpo fino a provocarsi delle lesioni
  • succhiare la lana o altri tessuti, iniziando a succhiare le magliette dei proprietari, copertine, tappeti. Può essere diretto anche verso una persona
  • mangiare oggetti non commestibili
  • aggressività auto diretta come aggredirsi la coda o altre parti del corpo
  • vocalizzazione ripetitiva e persistente
  • sindrome da iperestesia felina

I comportamenti compulsivi vengono inizialmente mostrati in una situazione conflittuale e con il prolungarsi del conflitto si possono manifestare in tutti quei contesti in cui l’animale prova grande eccitazione. In sostanza, il gatto impara a rispondere ad uno stimolo di quel tipo allo stesso modo.

Se il comportamento continua per un lungo periodo di tempo, potrebbe diventare un comportamento fisso che non richiede più la situazione o l’innesco ambientale che ha dato origine al comportamento. I comportamenti possono rafforzarsi a causa del rilascio di sostanze chimiche nel cervello che alleviano il dolore e, in questo modo, il comportamento può diventare un meccanismo per far fronte a condizioni che sono in conflitto con i bisogni del gatto.

Qual’è la causa?

Tra le cause che scatenano questi tipi di problemi possiamo avere:

  • una predisposizione genetica (ad esempio le razze Siamese e Burmese sono maggiormente predisposte al comportamento di pica, ovvero succhiare e ingerire oggetti non commestibili. Sembra che ci sia una predisposizione anche nei soggetti che hanno avuto un allattamento prolungato, otre i sei mesi di età o uno svezzamento precoce, prima del primo mese di vita).
  • fattori ambientali che provocano stress e frustrazione (come detto sopra la privazione di stimoli ambientali).
  • stimoli fisici come irritazioni anche di natura allergica il cheta verificato con il veterinario 
  • l’attenzione del proprietario data al gatto nel momento in cui manifesta il comportamento. Quando il gatto inizia a leccarsi, spesso le attenzioni del proprietario possono rinforzare questo comportamento. I comportamenti possono aumentare rapidamente di frequenza se, quindi, sono rinforzati in qualche modo dal proprietario. In questo caso, consiglio, quindi,  nel momento in cui il gatto sta mettendo in atto il comportamento compulsivo, di ignorarlo completamente.

Cosa possiamo fare?

È SEMPRE necessario verificare l’assenza di problemi organici concomitanti, quindi rivolgersi al proprio veterinario.

Ci sono molteplici strategie atte a impedire o a ridurre la comparsa di stereotipie comportamentali: tra queste, quella di fornire ambienti arricchiti da stimoli etologicamente rilevanti.

Spesso il leccamento eccessivo può essere mantenuto nonostante sia stata rimossa la causa primaria e diventa un comportamento abituale che si tramuta in un vero e proprio disturbo compulsivo.

Controllo dell’ambiente:

  • Ridurre lo stress eliminando il più possibile gli eventi imprevedibili; ad esempio, alimentarlo alla stessa ora ogni giorno se non ha il cibo sempre a disposizione
  • Tenere i tessuti di interesse del gatto fuori dalla sua portata e adeguare l’alimentazione
  • Fornire al gatto la possibilità di muoversi nelle tre dimensioni, introdurre dei giochi interattivi
  • Se si tratta di una casa multi-gatto prevedere più postazioni per il cibo, l’acqua, e lettiere in punti differenti della casa, fornire spazi per nascondersi ed isolarsi, sfruttare le tre dimensioni con l’utilizzo di mensole, graffiatoi alti, ponti tibetani, mobili su cui saltare, amache ecc…

Modifica del comportamento:

  • Ignora il comportamento il più possibile; non premiare il comportamento prestando attenzione ad esso. Molti comportamenti compulsivi sorgono spontaneamente come risposta al conflitto o all’ansia, ma i comportamenti possono diventare compulsivi o stereotipati perché sono stati condizionati. Ad esempio, il proprietario che dà l’attenzione al gatto può rinforzare lil comportamento offrendo cibo o un giocattolo nel tentativo di interrompere il comportamento
  • pianifica un comportamento alternativo (come il gioco o l’alimentazione) in quel momento
  • premiare il gatto per un buon comportamento; non punire il gatto per i cattivi comportamenti

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LA PAURA, UN’EMOZIONE DA COMPRENDERE

La paura è una sensazione di apprensione associata alla presenza o alla vicinanza di un oggetto, di un individuo o di una situazione sociale. La paura fa parte del comportamento normale e può essere adattiva. La determinazione se la risposta di paura è anormale o inappropriata, deve essere determinata assolutamente dal contesto. Se un gatto ha paura di stimoli innocui, come camminare sul tappeto o uscire all’aperto, tale paura andrebbe considerata irrazionale e, se si tratta di una reazione costante o ricorrente, probabilmente maladattiva. Le paure normali e anormali si presentano solitamente come risposte graduate, con l‘intensità della risposta proporzionale alla prossimità dello stimolo che provoca paura.

Avete mai considerato la nostra reazione a qualcosa  che minaccia la nostra sicurezza? Vi siete mai spaventati di qualcuno che improvvisamente salta da dietro un cespuglio? L’emozione della paura è percepita come un senso di terrore, ed è un’emozione intelligente, perché ti avvisa della possibilità che puoi essere “danneggiato”, il che a sua volta ti motiva a proteggerti.

Quindi, la risposta alla paura  descrive il comportamento di vari animali compreso l’uomo, quando si sentono minacciati ed è stato oltretutto riconosciuto che entrambi, animali e umani, hanno le stesse risposte.

La paura è una reazione fisiologica, comportamentale ed emotiva ad uno stimolo potenzialmente dannoso. L’esperienza della paura è, quindi, un meccanismo di sopravvivenza. La paura è spesso collegata al dolore o ad un evento traumatico. Ad esempio, se un gatto cade dalla finestra, può sviluppare la paura delle finestre. Ma non solo, ci sono momenti in cui una paura passata potrebbe riemergere, per il gatto come per noi! Anche se, magari, la situazione attuale non giustifica veramente il bisogno di avere paura. Questo è il caso del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) nell’uomo, in cui la conseguenza di una situazione precedente in cui si è stati effettivamente in pericolo, viene rivissuta nel presente, quando vengono attivati ​​quei ricordi emotivi. Sebbene tu possa razionalmente sapere di essere al sicuro, il tuo cervello ti prepara automaticamente al peggio! Questa si chiama  memoria emotiva e funziona allo stesso modo nel gatto!

Ci sono quattro fasi emozionali della paura, che corrispondono agli effetti fisiologici del sistema nervoso simpatico:

Fight (combatti)

Flight (fuggi)

Freeze (immobilizzati)

e Comportamenti Sostitutivi

Ad esempio, un gatto può provare a scappare da uno stimolo che evoca la paura, come ad esempio il veterinario. Tuttavia, se messo alle strette, non potendo fuggire, può immobilizzarsi o diventare aggressivo in modo difensivo. La quarta risposta emotiva, ovvero, i comportamenti sostitutivi è una risposta normale, ma non nel contesto in cui si verifica. Ad esempio il gatto, di fronte aduno stimolo che evoca la paura,  può sbadigliare o leccarsi le labbra. In un altro contesto, sbadigliare o leccarsi ad esempio dopo un pasto, sono considerati comportamenti normali. Non è forse così anche per noi? Di fronte ad un evento pauroso o anche al solo ricordo abbiamo un impulso irrefrenabile a scappare, affrontare, immobilizzarci oppure cercare di “non pensarci”.

La reazione fisiologica, invece, si traduce in un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria (ansimazione), sudorazione, tremori e a volte urinazione e defecazione involontaria.

Un animale pauroso può assumere posizioni corporee protettive come l’abbassamento del corpo e della testa, avvicinando le orecchie alla testa, dilatando le pupille e nascondendo la coda sotto il corpo. Se il gatto percepisce una minaccia, la risposta può anche includere elementi di aggressività difensiva.

La risposta alla paura, per entrambi umano e gatto, è legata all’attività dell’amigdala, che è coinvolta nell’elaborazione delle emozioni negative.  La serotonina (neurotrasmettitore mediatore di paura e ansia), la noradrenalina, la dopamina e il GABA sono tutti coinvolti nello sviluppo della paura e dell’ansia.

Da una prospettiva evolutiva, l’emozione della paura proteggeva gli umani dai predatori e altre minacce alla sopravvivenza della specie. Quindi non c’è da meravigliarsi se certi pericoli evocano quell’emozione, poiché la paura aiuta a proteggerci ed è quindi adattabile, funzionale e necessaria, per noi come per il nostro amico gatto!

 

© dott.ssa Ewa Princi 2019