LA PELLE D’OCA NEL GATTO

La pelle d’oca è una transitoria erezione dei peli dell’epidermide che si manifesta per la contrazione riflessa, dei muscoli erettori del pelo che si contraggono, in seguito a stimolazione nervosa.

La pelle d’oca è un meccanismo non solo anatomico (il fenomeno si può verificare in risposta al freddo ad esempio – rizza i peli creando un “cappotto” più spesso che offre più protezione. I peli eretti forniscono un ulteriore isolamento poiché intrappolano il calore in modo più efficace rispetto a un mantello al suo stato normale) , ma che si manifesta anche in presenza di emozioni intense perché il sistema nervoso e la cute sono strettamente collegati. Questo meccanismo viene scatenato dalla risposta cosidetta “fight or flight” (“lotta e fuga”), che si attiva in condizioni di pericolo e che ha lo scopo di preparare l’organismo a sostenere uno sforzo improvviso e violento e viene avviato nello specifico dal sistema nervoso simpatico, che è responsabile di questa risposta. Prove mediche suggeriscono, infatti, che l’adrenalina precipita inizialmente e fa reagire il sistema nervoso simpatico ed è proprio questa una componente importante nella risposta di lotta o fuga negli umani e nei gatti. Di fronte ad uno stress intenso o una paura improvvisa, si rileva un aumento della frequenza cardiaca, la visione si focalizza e i riflessi migliorano e quando la scarica di adrenalina e di altri ormoni mettono il corpo in uno stato ipersensibile, e quindi una persona come anche il gatto può utilizzare questa forza per combattere il pericolo oppure optare di fuggire.

Il meccanismo è, dunque, lo stesso della piloerezione nel gatto. La piloerezione nel gatto si manifesta visibilmente a livello comunicativo nel comportamento e nella postura difensiva.

In questa classica posa, infatti, il gatto inarca la schiena e mostra una piloerezione per farsi sembrare più grande di fronte ad un potenziale pericolo e quindi allo scopo di allontanarlo. In realtà, il gatto ha solamente paura e sta comunicando che non desidera essere avvicinato. Il gatto potrebbe anche ringhiare, sibilare, sputare, soffiare e mostrare i denti e chiaramente, se il suo messaggio non viene recepito o rispettato potrebbe anche aggredire.

I gatti possono manifestare questo riflesso anche quando giocano. Difatti, è possibile distinguere un gatto che sta giocando e non aggredendo, perché non ringhierà, sibilando, sputando o mostrando i denti.

Insieme ad altre risposte di lotta o fuga, la pelle d’oca è dunque una parte importante della sopravvivenza di un gatto.

Il sistema di controllo del sistema nervoso prepara il corpo all’azione e consente agli animali di affrontare fattori di stress acuti o a breve termine utilizzando una risposta comportamentale o interna.
Le condizioni di stress diventano problematiche quando un animale non è in grado di controllare la situazione o di sfuggire allo stress.

Avendo la possibilità di scelta il gatto sceglie di FUGGIRE. Se non ha la possibilità di fuggire (ad esempio in una gabbia o in angolo) sceglierà tra IMMOBILIZZARSI o COMBATTERE.

In quali stati emotivi si manifesta, quindi, nel gatto?

  • Paura
  • Aggressione
  • Eccitazione
  • Insicurezza
  • Aggressività difensiva

Sarebbe opportuno riflettere su ciò che potrebbe innescare questa risposta. C’è un animale o una persona sconosciuta vicino? Il gatto è arrabbiato? La temperatura è troppo fredda? Se è possibile determinare il fattore, potremo aiutare il gatto a calmarsi più velocemente e a rilassarsi. Indubbiamente allo stesso tempo rispettiamo ciò che ci sta comunicando e non forziamolo ad alcuna interazione, ma lasciamolo tranquillo di ritrovare il suo stato di omeostasi, aiutandolo con l’allontanamento dell’oggetto/soggetto stimolo.

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I gatti provano emozioni

I gatti provano emozioni dalla stesse aree del cervello degli esseri umani?

Sembrerebbe proprio di sì!

Il cervello del gatto come dell’umano hanno le stesse strutture che servono le stesse funzioni. 

Rispetto ad altri vertebrati, i mammiferi hanno cervelli eccezionalmente grandi per le dimensioni corporee. Questo aumento del rapporto tra dimensioni del cervello e dimensioni del corpo è particolarmente pronunciato nelle scimmie, nelle balene e nei delfini e ha indubbiamente giocato un ruolo nell’evoluzione di comportamenti complessi, unici per i mammiferi, ma c’è di più. Gli scienziati hanno scoperto una relazione tra la superficie  della corteccia e l’intelligenza e i complessi comportamenti sociali esibiti da alcuni mammiferi. Nei gatti e nelle pecore è alta e negli scimpanzé, umani e delfini lo è ancora di più.

Il cervello è la parte del sistema nervoso centrale (SNC) che è contenuta nella cavità cranica. Comprende la corteccia cerebrale, il sistema limbico, i gangli della base, il talamo, l’ipotalamo e il cervelletto. Vediamo ora le parti che ci interessano e che ci aiutano a comprendere la paura nel gatto.

L’Amigdala: Centro dei Processi Emozionali

Ubicazione: parte del sistema limbico, alla fine dell’ippocampo
Funzione: Responsabile della risposta e memoria delle emozioni, in particolare della paura
L’amigdala è la ragione per cui temiamo cose al di fuori del nostro controllo…, è infatti il circuito di allarme del nostro corpo! Controlla, infatti,  il modo in cui reagiamo a determinati stimoli, o ad un evento che provoca un’emozione, che vediamo come potenzialmente minacciosa o pericolosa. Si tratta di due regioni nel cervello, a forma di mandorla, che controllano le risposte emotive basate su input provenienti da altre aree del cervello. La funzione più comune dell’amigdala consiste nel sintetizzare le risposte di paura dall’ambiente, come quando si sale  sulle montagne russe!!! Avete presente? 🙂 . Senza l’Amigdala non avremmo mai paura!

I gatti possiedono anche questa regione del cervello responsabile delle reazioni emotive, come, appunto, la paura. Per un gatto, una reazione di paura può manifestarsi quando, ad esempio, viene portato presso l’ambulatorio veterinario. In questo ambiente il gatto, attraverso la vista, gli odori e i suoni, percepisce delle minacce vere e proprie.

Il talamo e cortecce sensoriali: fonti di stimolazione emotiva

Il talamo funge da porta e riceve input sensoriali e motori dal corpo e riceve anche feedback dalla corteccia. Questo meccanismo di feedback può modulare la consapevolezza  degli input sensoriali e motori a seconda dell’attenzione e dello stato di eccitazione dell’animale. Il talamo aiuta a regolare la coscienza, l’eccitazione e gli stati di sonno. Le cortecce sensoriali, attraverso il talamo, inviano informazioni raccolte dagli organi sensoriali, all’amigdala. L’amigdala quindi avvia una reazione emotiva basata su questi stimoli (sensoriali). Facciamo un esempio, i tuoi occhi vedono che il tuo migliore amico sta camminando verso di te e sorride. Questo stimolo è percepito nella corteccia visiva, quindi il talamo decide di trasmettere queste informazioni alle altre parti del cervello, compresa l’amigdala. L’amigdala potremmo dire che esclama: “Che bello, ecco il mio migliore amico che arriva !” e di conseguenza hai una reazione emotiva positiva a ciò che hai visto.

In un gatto, invece, un  esempio potrebbe essere quando ti vede entrare dalla porta a fine giornata. Questa stimolazione sensoriale è interpretata dal suo amigdala, che manda endorfine (i cosiddetti ormoni felicità) in tutto il suo sistema, provocando le fusa che conosciamo benissimo!

L’ippocampo: la memoria innesca le emozioni

L’ippocampo memorizza ricordi a lungo termine, ed è anche responsabile della memoria della posizione di oggetti o persone. Non saremmo nemmeno in grado di ricordare dove abitiamo  senza l’ippocampo! Difatti, la malattia di Alzheimer che spesso causa la perdita di memoria, danneggia  questa zona del cervello. Non solo, però, l’ippocampo svolge un ruolo fondamentale nella formazione, organizzazione e conservazione di nuovi ricordi, ma collega anche determinate sensazioni ed emozioni a questi ricordi, come quelle che hai provato il giorno che ti sei sposato 🙂 e riceve informazioni direttamente dell’amigdala. Gli scienziati credono che questo sia il motivo per cui possiamo sentire delle forti emozioni  quando ricordiamo qualcosa in particolare.

Anche se i ricordi del gatto non sono memorizzati esattamente  come i nostri nei contenuti, comunque l’informazione proveniente dalla sua corteccia sensoriale attiva il ricordo nel suo ippocampo, che comunica con l’amigdala, che gli “farà provare” paura. Quando il gatto ricorda che l’ultima volta che è andato dal veterinario (associa i suoni, gli odori e ciò che vede) ha ricevuto una dolorosa iniezione, assocerà quindi il ricordo dell’iniezione dolorosa a quegli stimoli sensoriali e allo stato emotivo sperimentato, in questo caso, la paura o il dolore.

La corteccia prefrontale: scegliere la ragione sulla paura

La corteccia prefrontale dialoga con l’amigdala, quando viene suscitata una risposta di paura. L’amigdala nella pratica dice: “Abbi paura!” Quindi, la corteccia prefrontale si interroga: “È davvero qualcosa di cui aver paura?” In caso contrario, la corteccia prefrontale invia queste informazioni all’amigdala, che cessa la reazione di paura in modo da non farci sentire più spaventati. Se questo processo avviene più volte dallo stesso stimolo – per esempio, qualcuno arriva alle spalle e grida “BOO!” – alla fine la corteccia prefrontale “insegna” all’amigdala che non dovrebbe avere una reazione di paura davanti a  quello stimolo.

La corteccia prefrontale di un gatto non è sviluppata  quanto quella di un essere umano – ecco perché non può ragionare nella nostra stessa maniera. Tuttavia, il cervello di un gatto è in grado di insegnargli a non avere reazioni emotive alle cose che sono irrazionali. Ad esempio, se il gatto è spaventato dal rumore del campanello, alla fine, dopo averlo sentito ogni giorno, scoprirà che non le succede niente di male quando si sente quel rumore in particolare.

dott.ssa Ewa Princi 2019

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