Un gatto perso può ritrovare la via di casa?

Tutti sono concordi nel dire che il fenomeno del saper tornare indietro anche a una lunga distanza, si spiega con il senso dell’orientamento che è innato negli animali e presente anche nell’uomo, ma le opinioni differiscono sul meccanismo utilizzato per orientarsi. Alcuni studi negli anni ’70 hanno rivelato che anche nell’uomo è presente un innato senso della direzione e che questo viene ostacolato dalla presenza di potenti fonti magnetiche e quindi si arrivò alla conclusione che gli animali come gli uomini utilizzano una sorta di bussola naturale per l’orientamento.

Gli uccelli sono le specie più conosciute per la loro capacità di navigare su lunghe distanze e gli strumenti che usano a questo scopo sono stati oggetto di studio per molti anni. Gli scienziati hanno scoperto che gli uccelli migratori, come le oche, usano segnali visivi come rocce e paesaggi, nonché l’orientamento del sole, della luna e delle stelle per trovare la loro strada. Il salmone usa gli spunti olfattivi per tornare nelle acque di casa a migliaia di km di distanza.

Gli animali migratori percorrono lunghe distanze sia per riprodursi che per sfuggire al clima rigido e devono trovare la strada precisa su oceani, deserti, foreste e montagne. Oltre agli uccelli anche pesci, rettili e molti invertebrati come crostacei, anfipodi, formiche, api e vespe possiedono straordinarie capacità di attraversare oceani, deserti e montagne per raggiungere la loro destinazione.

Le tartarughe marine, ad esempio, migrano per migliaia di chilometri nell’oceano prima di fare ritorno per nidificare in quel preciso luogo dove sono nate, fanno affidamento sul campo magnetico terrestre e sembra che appena nate, memorizzino lo specifico campo magnetico della loro spiaggia natale.

Che cos’è l’Homing?

Questo fenomeno si chiama Homing. Alcuni gatti smarriti sono in grado di ritrovare la strada di casa usando questo istinto.

L’homing è la capacità di un animale di orientarsi verso una posizione originale attraverso aree sconosciute. Questo può essere un territorio di origine o un luogo di riproduzione.

Questo abilità nel gatto è poco compresa, ma potrebbe essere dovuta a una sensibilità al campo geomagnetico della terra.

Anche il gatto ha questa capacità?

Anche per quanto riguarda il gatto alcuni scienziati pensano che il fenomeno dell’homing sia legato ad una loro sensitività al campo magnetico della terra. Si presume che i gatti assegnino alla propria abitazione il punto di riferimento e che si orientino sempre in base a quello.

La letteratura purtroppo è piuttosto scarsa nel settore felino: uno degli esperimenti più dettagliati di Francis Herrick, che pubblicò le sue scoperte in Homing Powers of the Cat nel 1922. Il metodo di Herrick era semplice, sebbene crudele e molto discutibile. Allontanò più volte e a diverse distanze, senza possibilità di vedere la strada, una mamma gatta che tutte le volte (tranne l’ultima – non è più tornata) era capace di ritrovare la via di casa per allattare i cuccioli.

Il comportamento felino è indubbiamente spesso misterioso, incompreso e a volte persino miracoloso. Una delle caratteristiche più intriganti dei gatti è la loro capacità di trovare la strada di casa attraverso vaste distanze. Questa capacità innata di ricerca è stata ben studiata in molte altre specie animali, tra cui uccelli, api e pesci. Ma come facciano i gatti smarriti o trasferiti a ritrovare la strada di casa, la momento rimane un mistero.

L’ipotesi dei campi magnetici

La Terra è coperta da campi magnetici: forze invisibili che si respingono o si attraggono a seconda che siano caricate positivamente o negativamente. I campi magnetici hanno origine nel profondo del nucleo del pianeta e si irradiano verso la superficie, dove sono influenzati dalle maree e da altre forze magnetiche provenienti dallo spazio. Ogni posizione sul pianeta ha una sua firma magnetica unica basata sulla forza del campo in quel dato punto nel tempo e nello spazio.

In una certa posizione, il campo magnetico punta direttamente verso il basso in una linea verticale; questo punto è il Polo magnetico nord verso il quale puntano sempre le bussole. L’attrazione del magnetismo sul polo è così grande che attira sempre il punto magnetico dell’ago. Molti animali sono in grado di trovare il nord magnetico.

Ma è solo una questione di campo magnetico?

Gli animali sviluppano un legame molto profondo non solo per un determinato luogo (di solito la casa o il territorio in cui vivono) ma anche nei confronti di un umano e a volte il richiamo di questa relazione li rende capaci di ritrovare la via di casa da luoghi molto lontani.

Ci sono due tipologie di casi di homing nel gatto:

1. Il gatto parte da un luogo sconosciuto e torna al luogo abituale (ad esempio quando viene rubato o ceduto a un’altra famiglia o viene perso o si trasferisce con il padrone in un’altra abitazione);

2.  Il padrone si trasferisce senza portare il gatto quindi parte per un luogo al gatto sconosciuto lasciandolo nel luogo noto.

Come si orientano i gatti

Come gli uccelli, usano tutti i mezzi in loro facoltà come:

Creazione di mappe mentali

Sorveglianza / osservazione del territorio

Senso dell’olfatto

Udito – suoni di elementi presenti

Campi magnetici 

La posizione del sole ( questa non è ancora accertata)

Le prime 4 capacità sicuramente sono utili al gatto che deve tornare a casa da un luogo che aveva già visitato o comunque non lontano dal suo territorio, ma sembra improbabile che questo possa aiutarlo in caso di grandi distanze e soprattutto da luoghi sconosciuti. Se i gatti, come gli uccelli, usano il sole e / o i campi magnetici per orientarsi, sicuramente la spiegazione è più ragionevole.

Che distanza può percorrere un gatto?

Finché la distanza è modesta e il gatto si trova in un’area familiare, può tranquillamente tornare indietro senza problemi.

E’ un fatto scientificamente accertato che i gatti hanno una straordinaria capacità di memorizzare mappe mentali, è una questione di sopravvivenza in natura.

I gatti sono ben noti per essere animali territoriali. Alcuni esempi di comportamenti territoriali li abbiamo quando il gatto strofinando il mento o i lati del corpo sulle nostre gambe, per esempio, o sugli oggetti in casa. Questi sono tutti modi di segnare il suo territorio attraverso i feromoni. I gatti lo fanno anche all’esterno per contrassegnare le loro case, strade e aree generali che considerano “loro” come un modo per inviare un messaggio agli altri gatti di attenzione prima di entrare.

Molto probabilmente, ai gatti cui viene offerta la flessibilità di esplorare all’aperto acquisiscono una comprensione più rapida dei territori circostanti .

I gatti sono dotati di sensi potenti. Occhi e orecchie non sono gli unici organi attraverso i quali un gatto vive il mondo. Il mantello e le zampe del tuo gatto sono responsabili della raccolta di informazioni dall’ambiente e della rapida trasmissione al cervello per l’elaborazione.

Vale per tutti i gatti?

Forse non tutti i gatti hanno lo stesso livello di sensibilità, il che potrebbe spiegare le differenze nella loro capacità di homing. Il fatto che i gatti usino o meno questa abilità è probabilmente influenzato dall’esperienza: un gatto semi-selvatico eserciterà questa abilità su base regolare, mentre un gatto indoor che si perde all’esterno potrebbe non essere in grado di farlo. Infine, la motivazione probabilmente influenza anche la volontà di un gatto di tornare a “casa”.

Alcuni studi hanno scoperto, infatti, che quasi tutti i gatti che presentavano comportamenti di homing erano gatti abituati all’aperto o vivevano rigorosamente all’aperto. Solo il 7% dei gatti è stato descritto come solo indoor e alcuni di questi potrebbero aver avuto precedenti esperienze all’aperto.

Sempre in base a questo studio i gatti soggetti avevano viaggiato attraverso i seguenti tipi di aree: urbana (città), suburbana, rurale (paese), su un’autostrada a 2 corsie, su un’autostrada a 4 corsie o attraverso un torrente o fiume. Il 45% (45%) avrebbe attraversato un’autostrada a 2 corsie mentre il 22% ha attraversato un’autostrada a 4 corsie. Il 38% avrebbe attraversato un torrente o un fiume.

Funziona sempre?

Purtroppo no, sembra però che ciò sia dovuto a incidenti, ostacoli e altri fattori di confusione, piuttosto che a un fallimento della capacità di geolocalizzazione del gatto. Anche la salute e lo stato emotivo del gatto sembrano svolgere un ruolo importante. Un animale ferito, preso dal panico o gravemente malnutrito potrebbe non essere fisicamente in grado di compiere il viaggio oppure potrebbe confondersi lungo il percorso.

Quali sono le situazioni a rischio?

  • Ti trasferisci in una nuova casa e il gatto torna alla casa precedente.
  • Stai viaggiando con il tuo gatto e scappa e torna a casa.
  • Il tuo gatto viaggia accidentalmente in un veicolo (ad esempio, entra nel camion di un imprenditore o in un furgone in movimento), esce in una posizione diversa e poi torna a casa.
  • Qualcuno prende intenzionalmente il tuo gatto e lo scarica da qualche parte e torna a casa.
  • Adotti un nuovo gatto e torna alla sua casa precedente.

Cosa fare se il gatto non è rientrato a casa

Quando un animale è estremamente spaventato, il suo istinto è quello di nascondersi e non emettere suoni. Anche se nelle vicinanze, i gatti indoor che si sono persi o i gatti malati / feriti spesso non miagolano quando i loro proprietari escono per chiamarli. Questo è un meccanismo istintivo di autodifesa e il gatto farà tutto il possibile per rimanere nascosto.

In questo stato di estrema paura, TUTTO è percepito come una minaccia – e tutti i sensi sono compromessi: la vista, l’olfatto (cibo) e il suono della voce del proprietario.

È completamente istintivo e automatico. Il gatto non sta scegliendo di evitarti e se non risponde quando lo chiami non significa che non ti ami. Si trova in una modalità difensiva per sopravvivere, ogni cosa deve essere trattata come una potenziale minaccia, incluso te.

Questi gatti sono alla disperata ricerca di un posto che percepiscono sicuro. Di solito si nascondono durante il giorno e sgattaiolano fuori di notte , quindi tornano rapidamente al loro nascondiglio.

È come se il mio gatto fosse scomparso nel nulla!.

E’ la frase più comune in questi casi. I gatti non possono semplicemente sparire, ma è un loro istinto quello di rimanere nascosti.

Solo perché non vedi il tuo gatto NON significa che il tuo gatto non sia lì

Può darsi che il gatto sia in grado di ritrovare la strada, ma tornare dall’attuale “luogo sicuro” (ovunque si trovi) a “casa” significa esporsi e non lo fa.

Quindi non presumere che se il gatto non è stato individuato o sentito miagolare, non deve essere lì.



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COME PULIRE IN MODO EFFICACE L’URINA DEL GATTO?

Attenzione: il seguente articolo fornisce indicazioni su come pulire adeguatamente l’area sporcata. Questo è il primo passo fondamentale per poi procedere con la risoluzione del problema che sta alla base di questo comportamento. Le indicazioni fornite non sono la soluzione al problema!

Perché un gatto elimina fuori dalla cassettina?

Se il tuo gatto non sta usando la lettiera, è probabile che stia cercando di dirti qualcosa. 

GESTIONE DELLE CASSETTINE. Posizione, grandezza, tipo, sabbia, numero di cassette.

PROBLEMI MEDICI. La prima cosa che devi fare è escludere un problema medico. I problemi medici legati alla minzione inappropriata possono includere infezioni del tratto urinario, malattie renali, diabete, ipertiroidismo.

ETA’. Un gatto anziano può rinunciare all’uso della lettiera a causa dell’artrite. Con l’avanzare dell’età i gatti possono soffrire di artrite, il che rende più difficile per loro entrare nella cassettina, oppure la lettiera si trova in un posto che richiede al gatto di fare un’ardua attività fisica per raggiungerla, ad esempio salire le scale.

Una cassettina a bordi bassi può essere molto utile per un gatto anziano!

PROBLEMI DI COMPORTAMENTO. Una volta che hai escluso qualsiasi malattia con il tuo veterinario, determina se esiste una ragione comportamentale. Rivolgiti, in questo caso, ad un professionista qualificato in comportamento del gatto.

Hai bisogno di una consulenza? Clicca qui

Identificare il motivo del comportamento inappropriato del tuo gatto e lavorare il più possibile per prevenire il ripetersi del comportamento, è importantissimo anche un intervento precoce, quindi non aspettare troppo tempo prima di chiedere aiuto.

MARCATURE. I gatti spruzzano l’urina in verticale con un odore specifico che prende il significato di marcatura territoriale. La maggior parte dei mammiferi ha un senso olfattivo altamente sviluppato e gli odori e i feromoni urinari sono importanti molecole per la comunicazione chimica utilizzate nella riproduzione, nella territorialità e nel riconoscimento di un conspecifico. I gatti maschi spesso spruzzano l’urina su oggetti verticali, anche all’interno di casa, come le pareti, al fine di contrassegnare il loro territorio . Nelle urine di gatto viene escreto un amminoacido contenente zolfo, acido noto come felinina (oltre che la cauxina escreta come un importante componente urinario e che regola la produzione di felinina). Questa escrezione di felinina è regolata dal testosterone  e i gatti maschi espellono una grande quantità di felinina rispetto ai maschi castrati e alle femmine mature. Se il gatto non è sterilizzato consiglio di sterilizzarlo, se invece lo è già, è necessario valutare il problema a livello comportamentale.

I gatti possono spruzzare anche per problemi di stress, ansia o frustrazione, o per alcune condizioni come diete restrittive, tempo di gioco insufficiente o controversie territoriali con altri gatti. E’ importante identificare e rimuovere gli stimoli che lo portano a dare questa risposta. Consulta un professionista!

Composizione dell’urina del gatto

Per natura, i gatti non bevono grandi quantità di acqua. Questo rende le loro urine più concentrate. Al momento della minzione, il fluido è acido e mentre l’urina si asciuga, l’acido urico forma dei cristalli e diventa alcalino. Questo conferisce all’urina del gatto la caratteristica maleodorante.

Poiché i gatti hanno un senso dell’olfatto più forte rispetto agli umani, possono rilevare anche il più debole odore di urina, quindi molto spesso quello che a noi sembra pulito e senza odori, per il gatto è invece l’esatto contrario.

L’urina del gatto è una combinazione di ammoniaca, urea, urocromo, diversi batteri, ormoni, azoto e acido urico. L’urea è ciò che rende la pipì del gatto appiccicosa. L’urocromo la rende gialla e provoca le macchie. È l’acido urico che causa i cristalli nelle urine dei gatti e questo è il vero problema, perché sono i cristalli e i sali che emanano quell’inconfondibile odore. Una volta formati, questi cristalli sono impermeabili e questo permette al gatto in natura di marcare e garantire che questo odore persista nel tempo anche  sotto la pioggia.

L’odore specifico proviene inoltre dalla degradazione di uno specifico amminoacido, di cui abbiamo già parlato, la felinina. Questo particolare amminoacido, si degrada dopo l’escrezione e crea un odore persistente anche dopo aver ripulito l’area sporcata e può accentuarsi quando l’aria è più umida.

La dieta ha inoltre una forte influenza sull’odore dell’urina. I gatti domestici possono soffrire di una serie di malattie del tratto urinario in cui la dieta è implicata come un importante fattore causale. Un esempio di questo è l’urolitiasi, una condizione comune in cui si formano uroliti (cristalli) di vario tipo nel tratto urinario. 

È stato dimostrato che il potenziale di formazione di cristalli di struvite è ridotto se il pH delle urine è <6,6. Il pH indica l’equilibrio acido-basico dell’organismo, che nel gatto normalmente varia da 5.5 a 7.5.e, come in tutti i carnivori, deve essere più acido rispetto a quello dell’uomo.

Il pH dell’urina varia con la dieta e l’equilibrio acido-basico. Quando i gatti vengono nutriti con diete commerciali, è possibile ridurre il pH delle urine mediante l’aggiunta di agenti acidificanti alla dieta per prevenire la formazione di struvite.

Quindi, la composizione e le caratteristiche dell’urina sono direttamente correlate alla dieta del gatto.

In uno studio condotto sui gatti selvatici si è scoperto che il pH delle urine dei gatti selvatici era significativamente diverso tra i sessi, con le femmine che mostravano in media un pH inferiore (5,97) rispetto a quello dei maschi (6,37). La composizione delle urine di gatti selvatici era simile a quella riportata in altri studi su gatti domestici nutriti con diete formulate.

METODI DI ELIMINAZIONE dell’odore

Aceto

L’aceto può essere un ottimo sostituto economico per pulire l’urina del gatto. L’aceto è una forma debole di acido che si ricava attraverso la fermentazione di zuccheri o amidi.

Il processo è suddiviso in tre fasi. Il primo stadio, noto come fermentazione alcolica, in cui gli zuccheri negli ingredienti come cereali, frutta e verdura vengono scomposti dal lievito. Successivamente un batterio delicato, chiamato Acetobacter, viene aggiunto alla miscela per convertire l’alcool in acido acetico, che è la base principale dell’aceto. Infine, l’acido acetico risultante riceve una varietà di vitamine e minerali per migliorare ulteriormente il sapore.

Quando l’acido viene applicato agli acidi nel grasso, lo scompone rapidamente.

Quando l’aceto viene versato sulla zona contaminata, entro 5-10 minuti, quella macchia che contiene acido urico  verrà scomposta ed essenzialmente eliminerà l’odore dell’urina. L’aceto bianco distillato inoltre ha la capacità di uccidere il 99% dei batteri superficiali, l’80% dei germi e l’82% delle muffe.

L’aceto di mele, possiede circa la stessa acidità dell’aceto bianco e quindi lo stesso potere detergente. L’aceto di mele è fatto fermentando il sidro di mele.

Bicarbonato di sodio

Il bicarbonato di sodio è un potente neutralizzante degli odori.

È atossico e completamente sicuro da usare con animali domestici e bambini. Mentre l’aceto è un liquido a base acida con un sapore aspro, il bicarbonato di sodio è una base alcalina con un sapore salato.

Il bicarbonato di sodio può essere efficace quanto l’aceto, ma affronta lo sporco in un modo completamente diverso. Invece di usare le proprietà acide per abbattere gli acidi nella sporcizia, il bicarbonato di sodio usa le sue proprietà alcaline (che significa avere un pH maggiore di 7) per neutralizzare gli acidi nello sporco.

Mentre l’aceto è principalmente buono per rimuovere la contaminazione microbica, il bicarbonato di sodio è migliore per attaccare oggetti più stratificati.

Attenzione però: non mescolare aceto e bicarbonato.

Anche se mescolare bicarbonato di sodio e aceto è completamente innocuo, finiscono per indebolirsi a vicenda durante il processo. Poiché l’aceto è un acido e il bicarbonato di sodio è una base alcalina, subiscono una reazione acido-base.

Un normale sapone

Quello che fa il sapone è formare un ponte che collega lo sporco all’acqua, in modo che il primo possa essere raccolto e rimosso dal pavimento. Il sapone è in realtà composto da acidi grassi (derivati ​​da oli o grassi) e una base (simile al sale), il che significa che ha sia gli attributi di essere respinto dall’acqua (idrofobo) sia di essere assorbito in acqua (idrofilo). Ciò consente alle particelle indesiderate di aderire a una superficie bagnata e di essere separate dal pavimento. Quindi essenzialmente il sapone non elimina l’urina, ma semplicemente consente di trasferirla da un posto all’altro.

Esistono anche saponi antibatterici , sui quali, peraltro, è in corso una controversia sul loro utilizzo per quanto riguarda l’antibiotico resistenza. Questi saponi sono formulati per essere in grado di uccidere i batteri che si trovano nelle urine, ma non ne distruggono la chimica. L’acido urico molto probabilmente rimane ancora per molto tempo dopo aver insaponato il pavimento.

PARTE PRATICA

È importante assorbire e rimuovere quanta più urina possibile e al più presto possibile per evitare che l’odore si intensifichi e il gatto sia stimolato a tornare su quel punto.

SE SI TRATTA DI URINA FRESCA

Asciugare immediatamente l’urina. Se si trova su un tappeto, un materasso o un mobile, asciugare delicatamente la macchia invece di sfregare o premere forte, poiché ciò può far penetrare più profondamente nel tessuto o nel cuscino. 

Se la pipì è su un pavimento duro, puoi semplicemente strofinarla o asciugarla.

→ Preparare una soluzione di acqua fredda e aceto. Dopo aver asciugato l’urina, mescolare 2 tazze (500 ml) di acqua fredda e 1 cucchiaio (15 ml) di aceto insieme in una piccola ciotola. L’aceto aiuterà a scomporre l’acido urico che contribuisce all’odore delle urine. 

→ Provare a testare il detergente in un punto poco visibile prima di usarlo sulla macchia.

→ Immergere un panno in microfibra o spugna nella soluzione e tamponare  delicatamente l’area. Fare attenzione a non premere troppo forte, in modo da non forzare l’urina e il detergente in profondità nel tessuto. 

→ Se si riesce ancora a vedere o annusare l’urina, ripassare di nuovo la macchia.

→ Asciugare l’area con un panno in microfibra. Dopo aver risciacquato quanto più possibile della soluzione, prendere un panno o un asciugamano in microfibra pulito e tamponare delicatamente l’area per assorbire l’umidità residua.

SE SI TRATTA DI URINA VECCHIA

Mescolare 3 cucchiai di bicarbonato di sodio e acqua e versare la soluzione in un flacone spray. 

→ Spruzzare il composto sulla macchia e lascialo riposare per un’ora. Se l’odore persiste spruzzare di nuovo l’area e attendere un’altra ora. 

→ Risciacquare tamponando l’area con un panno umido.

→ Asciugare la zona con un asciugamano pulito in microfibra. 

Come eliminare l’odore di urina di gatto da lenzuola e vestiti

Se la biancheria da letto e gli indumenti sono lavabili in lavatrice, sciacquare prima il punto sporcato con acqua fredda, quindi inserirli nella lavatrice con detersivo e una tazza di bicarbonato di sodio o un quarto di tazza di aceto bianco o di mele. Asciugare sempre la biancheria all’aria, poiché il calore dell’asciugatrice potrebbe bloccare l’odore prima che scompaia completamente. Potrebbe essere necessario risciacquare una o più volte.

Se la macchia è rimasta sul tessuto per molto tempo, potrebbe essere necessario fare un lavoro extra per eliminarla. Provare a posizionare il tessuto in un lavandino o in una vasca riempita con acqua fredda e 1 tazza di aceto e lasciarlo in ammollo durante la notte. Al mattino, lavare in lavatrice.

Risciacquare tamponando l’area con un panno umido e asciugare la zona con un asciugamano pulito in microfibra.

Togliere l’urina dal tappeto

Il tappeto è generalmente la superficie più difficile da cui rimuovere gli odori. Più a lungo l’urina si satura nel tappeto, più penetrerà in più strati e sarà più difficile da rimuovere. Per essere efficace, la soluzione deve raggiungere qualsiasi parte del tappeto che l’urina potrebbe aver toccato. Uno dei più grandi errori che le persone fanno spesso è concentrarsi solo sugli strati superiori del tappeto. 

Assorbi la maggior quantità possibile di liquido asciugando con un vecchio asciugamano.

Diluire l’aceto bianco con parti uguali di acqua e saturare la macchia con questa soluzione. Dopo 30 minuti, rimuovere quanto più liquido possibile. Potrebbero essere necessari diversi trattamenti. Il forte odore di aceto si dissiperà una volta asciutto.

Dopo il trattamento con aceto si può cospargere il bicarbonato di sodio secco sulla macchia e cospargerlo bene con uno spazzolino da denti. Una volta che è asciutto, aspirare il residuo con un aspirapolvere.

Se il legno su mobili, pareti, battiscopa o pavimento sono scoloriti, temo che  la vernice è stata corrosa dall’acido presente nelle urine.

Come eliminare l’odore di urina di gatto da cuscini e materassi

Cuscini e materassi possono essere puliti in modo simile ai tappeti. Immergere la parte interessata del cuscino in acqua. Asciugare il più possibile l’urina del gatto con un asciugamano, quindi immergere il cuscino in acqua e aceto. Lasciare riposare per 15 minuti, quindi rimuovere il liquido in eccesso prima di asciugare con un asciugamano. Se possibile, lasciare il cuscino il più a lungo possibile mentre si asciuga. Una volta asciutto bagnarlo e cospargere del bicarbonato. Una volta che il bicarbonato sarà completamente asciutto aspirare con l’aspirapolvere.

I materassi richiedono lo stesso processo del cuscino. Dopo aver applicato il bicarbonato di sodio, lascia riposare e asciuga.

Cuscini e materassi spessi possono richiedere diverse applicazioni per rimuovere completamente l’urina del gatto.

METODI DA EVITARE

La Candeggina

Certamente, la candeggina è un killer germe estremamente efficace ed è stato dimostrato che uccide i microrganismi più pesanti. Il processo di produzione della candeggina contenente cloro rilascia nell’aria diossina cancerogena e mercurio, dannosi per il cervello e certamente non sicuri da respirare.

PULIZIA A VAPORE

Dovresti evitare l’uso di pulitori a vapore per pulire l’urina. Il calore fisserà in modo permanente l’odore e la macchia legando la proteina a qualsiasi fibra prodotta dall’uomo.

PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE

La prevenzione è sempre il metodo migliore per non avere problemi!

La posizione della lettiera. Ad esempio, se un gatto viene facilmente sorpreso da rumori forti, la lettiera non dovrebbe essere mai posizionata in luoghi come la lavanderia o vicino a un apparecchio rumoroso. Deve essere facilmente accessibile durante tutto il giorno e tutta la notte.

L’uso della cassettina può diventare spiacevole a causa dell’odore perché la lettiera non viene pulita regolarmente.

L’ultima volta che ha urinato nella lettiera è successo qualcosa di negativo al gatto, quindi non si avvicina più a quel punto.

Aggiungere lettiere extra. Se in casa c’è più di un gatto, è necessario avere più di una lettiera per consentire ai gatti di avere più aree disponibili.

Utilizzare una sabbietta che il gatto preferisce.

Se hai bisogno di un consulto specifico per il tuo caso contattami!







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CATNIP -NEPETA CATARIA

Per sopravvivere le piante devono continuamente produrre sostanze chimiche, sia per attirare gli impollinatori che le aiutano a riprodursi, sia per utilizzarle come repellenti per le potenziali minacce di erbivori o parassiti.

Che cos’è la Catnip?

Con il termine Nepeta si indica un genere di pianta, della stessa famiglia della menta, a cui appartengono moltissime specie (più di 250) , diffusa soprattutto nelle zone temperate dell’Europa, presente in quasi tutte le regioni d’Italia. 

La specie cataria si contraddistingue per il fusto eretto e ramoso che può superare il metro d’altezza ed è stata a lungo associata ai gatti per il suo effetto particolare.

Cataria è un termine di origine latina “catus” che significa “gatto”. 

Gli Effetti della Catnip

E’ stato determinato che la risposta o meno di un gatto alla Nepeta Catariaè dovuta alla presenza o meno di un determinato gene. Si ritiene infatti che la reazione alla catnip sia causata da una caratteristica ereditaria correlata a un gene autosomico dominante e l’effetto non è solo esibito nei gatti domestici, ma è anche esibito da altri membri della famiglia dei felidi, come leoni, tigri, puma e la lince. La reazione è dovuta alla chimica della pianta.

Circa il 30% dei gatti, quindi, non reagisce alla catnip e solo i gatti che hanno raggiunto la maturazione sessuale (dopo i sei mesi di età) risponderanno a livello comportamentale.

Gattini molto giovani e gatti anziani potrebbero non mostrare alcun effetto e potrebbero persino evitarla.

Se il tuo gatto non risponde, quindi, potresti essere interessato a sapere che potrebbe invece reagire alla valeriana (Valeriana officinalis) che non contiene proprio lo stesso principio attivo, ma ne contiene altri che sono molto simili.

Gli oli aromatici annusati dal gatto vengono, quindi, a contatto con i recettori olfattivi. Questi recettori sono collegati al cervello e influenzano il suo comportamento. 

Il “bulbo olfattivo”, è infatti una regione nella parte anteriore del cervello responsabile dell’elaborazione degli odori. Questa regione invia delle segnalazioni alle altre regioni del cervello, tra cui l’amigdala, responsabile delle risposte emotive agli stimoli e l’ipotalamo, responsabile delle risposte comportamentali agli stimoli. 

Ciò si traduce nella risposta osservata nei gatti – una risposta che è in realtà è simile alla loro risposta ai feromoni sessuali naturali.

L’amigdala integra il flusso di informazioni dalle cellule del bulbo olfattivo alle aree che regolano le risposte comportamentali. L’ipotalamo regola le risposte neuroendocrine attraverso la ghiandola pituitaria, creando una “risposta sessuale”. Cioè, il gatto reagisce essenzialmente a un feromone di gatto artificiale.

I gatti a questo punto, annusano, si strofinano, leccano e masticano l’erba, che rilascia più olio volatile – il nepetalattone – che modifica l’umore. I segni possono variare tra i gatti, ma spesso la catnip induce uno stato di euforia oppure di calma.

L’effetto dura dai 5-15 minuti per poi svanire e non è ripetibile per almeno 1-2 ore.

PRINCIPIO ATTIVO

Catnip contiene un composto organico chiamato nepetalactone, un terpenoide,  più precisamente un monoterpene, che è simile nella struttura all’actinidina a quello presente anche nella valeriana. Entrambi questi componenti sono considerati attrattivi per i gatti. Il nepetalactone e i suoi isomeri costituiscono il 70-99% dell’olio essenziale che può essere ottenuto dalla pianta.

La pianta produce nepetalattone nelle foglie e nei fiori e l’obiettivo sono gli insetti, sui quali è stato dimostrato che ha un forte effetto repellente.

Questa semplice, piccola molecola però fa parte di una catena insolita di eventi, mai vista prima dai chimici. 

Il nepetalattone infatti fa parte di una grande famiglia di monoterpeni ciclici chiamati iridoidi, che vengono sintetizzati in modo leggermente diverso dagli altri. Viene ciclizzato in un processo in due fasi.

Di solito nelle piante, ad esempio la menta piperita, i terpeni sono formati da un singolo enzima. I terpeni di catnip invece si formano in un processo in due fasi; un enzima attiva un composto precursore che viene quindi afferrato da un secondo enzima per produrre la sostanza.

Insomma, una pianta misteriosa, così come lo è il gatto 🙂

COMPORTAMENTI CORRELATI

Alcuni gatti appaiono in estasi e possono sbavare o rotolare sul pavimento.

Alcuni gatti diventano iperattivi con eccessiva vocalizzazione, inseguimento e comportamenti di caccia.

Altri possono mostrare segni di aggressività.

Il contatto del gatto con la nepeta risulta in una successione di comportamenti in quattro fasi:

  1. il gatto annusa la pianta (per l’olfatto umano le foglie hanno un odore affine a quello della menta)

2. il gatto lecca le foglie e a volte le mastica

3. spesso si interrompe per fissare il cielo con uno sguardo assente, poi agita velocemente la testa da un lato all’altro

4. si strofina contro la pianta con il mento e le guance. Quindi ruota tutta la testa strofinando l’intero corpo contro la pianta.

Ma è sicura?

La catnip è in realtà molto sicura e non crea dipendenza.

Non bisogna esagerare però, se ne mangiano molta, possono vomitare e avere un pò di diarrea, che si risolverà comunque in breve tempo.

Dal momento che possono essere un pò disorientati dagli effetti, non è possibile escludere un infortunio quindi meglio fare attenzione all’ambiente in cui si trova quando viene somministrata.

Inoltre, non deve essere somministrato a gatti in gravidanza.

Alcune RACCOMANDAZIONI

FAMIGLIA MULTIGATTO: Ci sono alcuni gatti che diventano aggressivi quando vengono esposti alla catnip. In una famiglia multigatto, è meglio testare prima la risposta di un gatto offrendo l’erba a ciascuno individualmente in modo da poter valutare le reazioni. Alcuni gatti diventano sovrastimolati e aggressivi quando vengono a contatto con questa pianta e questo può diventare particolarmente problematico nelle case multi-gatto in cui le relazioni non sono buone. Se la convivenza non è buona e se si è di fronte ad una nuova introduzione non pensate di utilizzarla per farli giocare assieme o farli incontrare in modo “controllato” ed euforico perché potreste peggiorare notevolmente la situazione. 

Alcuni gatti possono diventare davvero disinibiti e giocare un pò più duramente, a volte mordendo e graffiando eccessivamente. 

Bisogna evitare di usare catnip con gatti aggressivi perche può provocare aggressioni nelle circostanze sbagliate. 

QUALITA’: Al momento dell’acquisto del catnip, cerca un prodotto organico con più foglie e fiori poiché questi sono più potenti di una catnip di grado inferiore, contenente più steli. Al momento dell’acquisto di catino essiccata, guarda la confezione e cerca di trovare marchi che affermino di usare solo foglie e fiori.

CONSERVAZIONE: È possibile conservare la busta o il contenitore di catnip nel frigorifero o nel congelatore per prolungarne la durata. Nel tempo la catnip e il suo olio volatile perdono infatti la loro potenza.

ASSUEFAZIONE: Se i gatti sono esposti alla catnip frequentemente, potrebbero non rispondere più. Raccomando di non somministrarla più di una volta ogni due o tre settimane per prevenire l’assuefazione.

L’esposizione costante alla catnip per brevi periodi di  tempo può rendere il gatto immune ai suoi effetti.

UTILIZZI UTILI

La pianta ha anche un effetto calmante, generalmente se ingerita, che è molto utile come strumento per affrontare i comportamenti legati allo stress. Catnip può attirare i gatti, il che in alcuni casi può essere un prezioso alleato nella modifica del comportamento. 

VIAGGI NEL TRASPORTINO

Se il gatto  non ama viaggiare si può usare  catnip per aiutarlo ad accettare il trasportino. Non solo la catnip potrebbe indurli a entrare nel trasportino, ma il profumo una volta entrati, potrebbe addirittura calmarli. In ogni caso si sarà verificata un’associazione positiva tra l’oggetto e effetto dell’erba.

COMBATTERE LA NOIA

Catnip può essere strofinato su oggetti su cui si desidera attirare il gatto. Ciò include giocattoli vecchi o nuovi, cucce per gatti, tiragraffi, lettiere ecc…

GRAFFIATURE

Il gatto non utilizza il tiragraffi? Dopo averlo posizionato correttamente, strofina il tiragraffi con catnip per renderlo più attraente. Il gatto sarà attratto e comincerà ad utilizzarlo. E’ necessario comunque che l’oggetto sia robusto e sufficientemente alto perché il gatto possa farsi le unghie in modo appagante. 

LUOGHI NUOVI DI RIPOSO

Cospargi un pò di erba sul cuscino del gattino per renderlo più attraente. 

GIOCHI

Puoi anche fornire l’arricchimento per un gatto indoor creando dei giocattoli con catnip. Cospargi un po ‘di erba secca in un vecchio calzino, quindi annoda la parte superiore. Oppure inseriscila in un sacchetto di carta e schiaccialo a palla. È arricchente e divertente – aiuta a evitare che i gatti si annoino. 

Catnip stimola i gatti obesi e sedentari a muoversi, fare attività e quindi bruciare un pò di calorie.
I vecchi giocattoli che sono ormai ignorati dal gatto possono diventare di nuovo interessanti dopo essere stati strofinati con l’erba. 

Il mio consiglio è di acquistare i giocattoli preferiti e cospargerli o inserire la catnip essiccata, non lasciandoli sempre disponibili, ma proponendoli in diversi momenti. 

Incoraggia l’attività durante stati emotivi negativi:

Catnip può aiutare i gatti che vivono un pò di depressione concentrandoli sulle attività e incoraggiandoli a interagire con il loro ambiente. 

Incoraggia i gatti timidi

I gatti timorosi e timidi possono agire più coraggiosamente e diventare un po ‘più disposti a socializzare con le persone. Se hai un gatto timido o pauroso, offri un pò di catnip in modo che abbia la possibilità di perdere gradualmente alcune delle sue inibizioni. 

Se stai riscontrando problemi per attirare il tuo gatto nel gioco assieme, prova a far partire una sessione di gioco con un pò di catnip. 

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Il comportamento di competizione

Conflitti tra gatti

I gatti reagiscono in modo rapido quando il loro senso di sicurezza è minacciato. Alcuni diventano aggressivi, altri si nascondono ed evitano il contatto e alcuni si ammalano. Il conflitto è infatti spesso la ragione più comune per cui si verificano alcuni problemi di salute nelle famiglie multi gatto.

Cosa ha bisogno un ambiente per far percepire sicurezza al gatto?

Cibo: orari dei pasti prevedibili e ciotole individuali per ogni gatto.
Acqua: acqua fresca in più punti della casa
Toilette – Una lettiera comoda, pulita e privata per ciascun gatto.
Luogo sicuro in cui dormire: cucce morbide e odori e suoni familiari garantiscono sicurezza al gatto. Ad alcuni gatti piace anche avere posti morbidi e accoglienti dove nascondersi.
Territorio familiare: lo sfregamento del muso e le graffiature permettono al gatto di segnare il territorio con il suo odore personale.

Qualunque sia il tipo di competizione, sarà più forte ad alta densità di popolazione. Più gatti ci sono, più fortemente competeranno per le risorse disponibili. Le risorse includono cibo, acqua, partner, un nascondiglio o un rifugio, ecc… Per definizione, una risorsa è qualcosa che può essere utilizzata.

I segni

Vediamo quali sono i segni di conflitto che potremmo notare.

IL GATTO ASSERTIVOIL GATTO MINACCIATO
Non si allontana mai dagli altri gattiTrascorre molto tempo a nascondersi o lontano dal gruppo
Fissa gli altri gatti Evita il contatto visivo con altri gatti
Nega l’accesso ad altri gatti alle risorseLascia le risorse prima ad altri gatti
Strofina guance, testa, mento e coda su persone, porte e mobili all’altezza del gatto.Può strofinarsi molto a causa dell’insicurezza o molto poco per paura
Quando incontra il gatto vittimaQuando incontra il gatto assertivo
Abbassa la testa e il collo mentre solleva i quarti posteriori e insegue l’altro gatto. Si accovaccia, può fuggire
VocalizzaNon vocalizza
Marca con l’urinaMarca con l’urina

Può sviluppare problemi medici come cistiti

I segni di conflitto tra i gatti possono essere aperti o silenti.

I segni di conflitto aperto sono facili da riconoscere; i gatti possono inseguirsi a vicenda, soffiare e rizzare il pelo.

I segni di un conflitto silenzioso possono essere così sottili da essere facilmente confusi o non rilevati. Il gatto che crea il conflitto potrebbe dover solo avvicinarsi o fissare un altro gatto perché lasci una risorsa come cibo o una lettiera.

Vari tipi di conflitti

Se il gatto minacciato tenta di utilizzare la risorsa in un secondo momento, la sola presenza del gatto più fiducioso potrebbe essere sufficiente a farlo fuggire. I gatti minacciati spesso trascorrono sempre più tempo lontano dalla famiglia, in aree della casa che altri non usano, o trascorrono del tempo con i proprietari solo quando il gatto più sicuro è altrove.

  • offensivo: In un conflitto offensivo, il gatto più sicuro si avvicina agli altri gatti e controlla l’interazione.
  • difensivo: In situazioni di conflitto difensivo, un gatto cerca di aumentare la distanza tra se stesso e qualcosa che percepisce come una minaccia.
  • ri-diretto: In un conflitto re-diretto, il gatto minacciato potrebbe non difendersi dal gatto più sicuro, ma diventare minaccioso per un gatto meno minaccioso.

Le cause

La causa più comune di conflitto tra gatti in casa è la competizione per le risorse. I gatti possono entrare in conflitto aperto o silente su spazio, cibo, acqua, lettiere, tiragraffi, aree soleggiate, luoghi sicuri dove il gatto può guardare il suo ambiente o anche l’attenzione dell’umano. Magari non c’è alcuna minaccia apparente di accesso a queste risorse, ma può bastare anche solo la percezione del gatto sul controllo che ha sull’ambiente.

Conflitti aperti o silenti

Ci sono due probabilità più frequenti per cui si verifica un conflitto aperto:

→ quando un nuovo gatto viene introdotto in casa. Per questo motivo è sempre necessario seguire correttamente tutte le fasi di un’introduzione ideale.

→ quando i gatti che si conoscono anche da cuccioli raggiungono la maturità sociale. I gatti possono diventare socialmente maturi in qualsiasi momento tra i 2 e i 4 anni e iniziare a prendere un po ‘di controllo sui gruppi sociali e sulle loro attività. Le percezioni del gatto sui bisogni di risorse possono espandersi con la maturità sociale.


Il gatto assertivo, inoltre, può essere identificato dal suo comportamento di marcatura. Questi gatti sfregano le guance, la testa, il mento e la coda su persone, porte e mobili all’altezza del gatto molto spesso.

Anche per quanto riguarda il gatto vittima, sfortunatamente, il conflitto silenzioso può portare a problemi di minzione inappropriata, di marcatura e di cistite.

Come possiamo intervenire nell’immediato

  • Fornire risorse separate
  • Sterilizzare tutti i gatti presenti

I gatti coinvolti nel conflitto potranno magari non diventare mai “migliori amici”, ma di solito possono vivere insieme più pacificamente senza sviluppare malattie correlate a questo disagio.

E’ necessario interpellare un professionista formato in comportamento del gatto in modo tale da seguire un programma corretto e dettagliato per la risoluzione del problema.

Se vuoi fissare un appuntamento contattami



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Perché il gatto ha paura della visita veterinaria

Ci sono molti motivi per cui un gatto ha paura quando viene portato dal veterinario e in realtà, questo stato emotivo comincia a manifestarsi già in casa, se il trasportino viene esibito solo in queste occasioni e il tutto viene peggiorato dal modo in cui l’umano cerca di inserirlo nel trasportino e dal suo approccio forzato.

In questo modo, non solo la paura aumenta durante la visita veterinaria, ma contribuisce a sviluppare una vera e propria ansia, in occasione di visite future, a causa del ricordo di quello stato emotivo, associato a quel luogo e a quella situazione.

Il gatto possiede delle strategie evolutive per affrontare le situazioni nuove e adattarsi ad esse, superando lo stress iniziale, che sono nascondersi e mantenere il senso del controllo. Se non gli viene data la possibilità di mettere in atto queste strategie, lo stato emotivo rimarrà alto e la paura si perpetuerà. L’ansia quindi spingerà il gatto ad anticipare quello stesso stato emotivo preparando il gatto a difendersi. Ecco che il gatto starà già comunicando un apparente comportamento aggressivo, soffiando, magolando e a volte attaccando.

E’ importantissimo quindi che ogni proprietario impari a riconoscere gli stati emotivi del proprio gatto proprio per evitare e prevenite ansia e paura.

La paura è una risposta emozionale ad uno stressor, mentre l’ansa è definita come l’anticipazione emotiva ad un evento avverso che può essere reale o percepito.

Nel momento in cui il gatto si trova di fronte ad una situazione che viene percepita come minacciosa, risponderà manifestando dei comportamenti che sono associati alla risposta “lotta o fuga”. Queste risposte sono state classificate in 4 categorie:

  • inibizione (Freezing – Il gatto si accovaccia e si sdraia per evitare l’attenzione)
  • pacificazione (sottomissione attiva)
  • evitamento (Ritiro dalla minaccia)
  • repulsione (aggressività difensiva)

A differenza dei cani, raramente i gatti scelgono dei comportamenti di pacificazione che consentono loro di diminuire la tensione in situazioni di conflitto.

La minaccia/conflitto, innesca un flusso di attività nel sistema nervoso autonomo del gatto, la parte del sistema nervoso che controlla le funzioni involontarie del corpo come la frequenza cardiaca, la circolazione del sangue e la respirazione. I cambiamenti biologici che si verificano preparano l’animale a combattere o sfuggire. Ad esempio, le pupille si dilatano per ricevere quante più informazioni visive possibili e i muscoli nei follicoli piliferi si contraggono, facendo sì che il mantello del gatto rimanga eretto (piloerezione) e faccia sembrare l’animale più grande e più intimidatorio. Il gatto può diventare estremamente vigile e comportarsi in modo aggressivo verso qualsiasi cosa (o chiunque) che si avvicini troppo.

Questa risposta può essere un salvavita per i gatti che vivono allo stato selvatico, ma per il gatto domestico indoor no, perchè quando un gatto non riesce a riconoscere la fonte della sua paura (per esempio, rumori forti casuali) o non può evitare una fonte ricorrente di paura (un gatto residente che lo bullizza), la sua paura può portare ad ansia e l’ansia può diventare cronica (ricorrente o continua). Semplicemente perché un gatto indoor non può né fuggire né affrontare la fonte della sua ansia e non può facilmente alleviare il suo stress.

Il gatto, come abbiamo specificato, manca di segnali pacificatori sufficienti e spesso sceglierà di rispondere con l’evitamento e l’inibizione. Quando questo due risposte non hanno successo o non sono disponibili, sceglierà di attaccare.

Ecco come abitare il gatto al trasportino e rendere questo momento meno stressante evitando uno stato di ansia:

Passo 1: Il gatto incontra il trasportino
Posiziona il trasportino in un’area della casa frequentata dal gatto e lascialo aperto in modo che possa controllarlo annusandolo e prendendo confidenza.
Passo 2: Associa il cibo
Inizia posizionando la ciotola del cibo vicino al trasportino. Se è ancora troppo guardingo per fare uno spuntino vicino al trasportino, spostalo il più lontano possibile per farlo mangiare.
Una volta che il tuo gatto mangia regolarmente dalla ciotola, inizia a spostare la ciotola sempre più vicino ogni giorno, fino a quando non sarà accanto al trasportino.
Passo 3: Il momento decisivo
Quando il tuo gatto mangia tranquillamente accanto al trasportino, è pronto per il passo successivo. Metti la ciotola del cibo direttamente all’interno, all’entrata del trasportino, in modo che debba infilare solo la testa all’interno.
Attenzione: non chiudere mai la portella quando il gatto è all’interno.
Passo 4: Personalizza il trasportino
Posiziona occasionalmente giocattoli e premi in cibo nel trasportino in modo che il gatto incuriosito li trovi. Potresti provare ad inserire anche un pò di Catnip.
Passo 5: sposta il cibo totalmente all’interno
Quando il tuo gatto mangia comodamente con la testa all’interno del trasportino per diversi giorni, sei pronto a spostare la ciotola più all’interno, pochi cm ogni giorno fino a quando non entra completamente nel trasportino per mangiare.
Passo 6: guarda e aspetta
 La parola d’ordine è pazienza. Non affrettare queste fasi! Potrebbero essere necessarie diverse settimane o mesi, a seconda del gatto.
Passo 7: Chiudi la portella
Una volta che il gatto è a suo agio nel trasportino, puoi iniziare a chiudere la portella per pochi secondi alla volta con il gatto dentro. Tieni chiusa la portella solo per il tempo in cui tollera la porta chiusa e aumenta gradualmente.

Quando riesci a tenere la porta chiusa per un lungo periodo di tempo, sei pronto per cominciare a fare pratica con alcuni giri in macchina. Ricorda, molti gatti associano solo il loro trasportino con il viaggio dal veterinario. Quindi il tuo obiettivo è quello di cambiare le associazioni del tuo gatto con il trasportino e i viaggi in auto, con cose divertenti e cibi speciali.

Per trasformare il trasportino in un luogo sicuro, rendilo caldo e accogliente. Colloca alcuni tuoi capi di abbigliamento, asciugamani o coperte morbide all’interno e e posiziona il trasportino in un luogo accogliente e facilmente accessibile. Posizionando strategicamente il trasportino nei punti di riposo preferiti del tuo gatto, lo trasformi da un oggetto minaccioso in un rifugio accogliente, assicurando un’esperienza più confortevole!

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LA PELLE D’OCA NEL GATTO

La pelle d’oca è una transitoria erezione dei peli dell’epidermide che si manifesta per la contrazione riflessa, dei muscoli erettori del pelo che si contraggono, in seguito a stimolazione nervosa.

La pelle d’oca è un meccanismo non solo anatomico (il fenomeno si può verificare in risposta al freddo ad esempio – rizza i peli creando un “cappotto” più spesso che offre più protezione. I peli eretti forniscono un ulteriore isolamento poiché intrappolano il calore in modo più efficace rispetto a un mantello al suo stato normale) , ma che si manifesta anche in presenza di emozioni intense perché il sistema nervoso e la cute sono strettamente collegati. Questo meccanismo viene scatenato dalla risposta cosidetta “fight or flight” (“lotta e fuga”), che si attiva in condizioni di pericolo e che ha lo scopo di preparare l’organismo a sostenere uno sforzo improvviso e violento e viene avviato nello specifico dal sistema nervoso simpatico, che è responsabile di questa risposta. Prove mediche suggeriscono, infatti, che l’adrenalina precipita inizialmente e fa reagire il sistema nervoso simpatico ed è proprio questa una componente importante nella risposta di lotta o fuga negli umani e nei gatti. Di fronte ad uno stress intenso o una paura improvvisa, si rileva un aumento della frequenza cardiaca, la visione si focalizza e i riflessi migliorano e quando la scarica di adrenalina e di altri ormoni mettono il corpo in uno stato ipersensibile, e quindi una persona come anche il gatto può utilizzare questa forza per combattere il pericolo oppure optare di fuggire.

Il meccanismo è, dunque, lo stesso della piloerezione nel gatto. La piloerezione nel gatto si manifesta visibilmente a livello comunicativo nel comportamento e nella postura difensiva.

In questa classica posa, infatti, il gatto inarca la schiena e mostra una piloerezione per farsi sembrare più grande di fronte ad un potenziale pericolo e quindi allo scopo di allontanarlo. In realtà, il gatto ha solamente paura e sta comunicando che non desidera essere avvicinato. Il gatto potrebbe anche ringhiare, sibilare, sputare, soffiare e mostrare i denti e chiaramente, se il suo messaggio non viene recepito o rispettato potrebbe anche aggredire.

I gatti possono manifestare questo riflesso anche quando giocano. Difatti, è possibile distinguere un gatto che sta giocando e non aggredendo, perché non ringhierà, sibilando, sputando o mostrando i denti.

Insieme ad altre risposte di lotta o fuga, la pelle d’oca è dunque una parte importante della sopravvivenza di un gatto.

Il sistema di controllo del sistema nervoso prepara il corpo all’azione e consente agli animali di affrontare fattori di stress acuti o a breve termine utilizzando una risposta comportamentale o interna.
Le condizioni di stress diventano problematiche quando un animale non è in grado di controllare la situazione o di sfuggire allo stress.

Avendo la possibilità di scelta il gatto sceglie di FUGGIRE. Se non ha la possibilità di fuggire (ad esempio in una gabbia o in angolo) sceglierà tra IMMOBILIZZARSI o COMBATTERE.

In quali stati emotivi si manifesta, quindi, nel gatto?

  • Paura
  • Aggressione
  • Eccitazione
  • Insicurezza
  • Aggressività difensiva

Sarebbe opportuno riflettere su ciò che potrebbe innescare questa risposta. C’è un animale o una persona sconosciuta vicino? Il gatto è arrabbiato? La temperatura è troppo fredda? Se è possibile determinare il fattore, potremo aiutare il gatto a calmarsi più velocemente e a rilassarsi. Indubbiamente allo stesso tempo rispettiamo ciò che ci sta comunicando e non forziamolo ad alcuna interazione, ma lasciamolo tranquillo di ritrovare il suo stato di omeostasi, aiutandolo con l’allontanamento dell’oggetto/soggetto stimolo.

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Relazione umano-gatto

CASO DI STUDIO
RICERCA SUL RIFERIMENTO SOCIALE UMANO
Febbraio 2019

Viene riportato in questo lavoro un singolo caso oggetto di questo mio studio personale. Pertanto non si vogliono in alcun modo sostenere in modo assoluto le ipotesi qui di seguito avanzate. Lo studio completo su questo argomento coinvolge più casi ed è al momento ancora in fase di ricerca.

NOME DEL GATTO: GRIS

ETA’: 10 MESI

SVILUPPO COMPORTAMENTALE: regolare sviluppo comportamentale, distacco a 4 mesi da madre e cucciolata, ambiente di sviluppo esterno/interno (stimolazione adeguata ed equilibrata), regolare contatto umano con adulti e bambini.

STATO FISICO: Sterilizzato. Al check up veterinario risulta sano.

AMBIENTE DI VITA ATTUALE: gattile, solo interno, stanza condivisa con altri 4 gatti della stessa età. Nessun rilevamento di comportamenti anomali.

TEST DELLA PERSONALITA’: Socievole, ben manipolabile, molto tollerante al contatto anche in zone del corpo particolari come pancia, coda. Visite veterinarie eseguibili senza alcun problema. Cure farmacologiche per bocca eseguibili senza alcun problema.

STRESS SCORE TEST: leggermente teso

Nella stanza erano presenti la sottoscritta, due adulti e due bambini di circa 2-4 anni, di cui il più piccolo stava in braccio al padre.
Dopo circa 10 minuti in cui si conversava ad una distanza dal gatto di circa 2 mt, la famiglia si sposta verso l’angolo della stanza, di fronte ad un tiragraffi verticale su cui sostavano tutti i 5 gatti.

Gris è posizionato sul ripiano medio, all’interno di una cuccia di stoffa. La posizione e comunicazione corporea suggerisce che è leggermente teso, in osservazione.

Molti articoli/libri/corsi si preoccupano di spiegare l’interpretazione corretta della comunicazione felina, ma ben pochi (forse nessuno!) si preoccupa di spiegare l’importanza di un’accurata comunicazione umana verso il gatto. Possiamo essere degli esperti nell’interpretazione della comunicazione del gatto, ma essere dei pessimi comunicatori con il gatto!

A mio avviso quando umano e gatto non si conoscono è necessario:

☛ Abbassarsi – il gatto può essere intimidito dalla nostra altezza
☛ Parlare eventualmente (ma è preferibile il silenzio) delicatamente con voce calma.
☛ Lasciare che il gatto si avvicini per primo – il gatto deve sentirsi abbastanza a suo agio da permetterci di toccarlo.
☛ Muoversi lentamente attorno al gatto: i movimenti veloci possono intimidire il gatto
☛ Stendere la mano e lasciare che il gatto annusi il nostro odore – questo forma un rapporto di fiducia
☛ Non continuare ad avvicinarsi al gatto se non sembra interessato
☛ Non chiudere in un angolo il gatto – può sentirsi intrappolato
☛ Non guardare direttamente negli occhi il gatto: il gatto potrebbe trovarlo offensivo e intimidatorio

Dopo circa altri 10 minuti la signora si avvicina porgendo la mano, ma Gris scende immediatamente dal tiragraffi posizionandosi nella parte inferiore. La reazione è un pò anomala perché tendenzialmente questo gatto accetta volentieri il contatto umano. E’ probabile che la postura degli umani estranei sia stata intesa come una possibile minaccia (in piedi e un umano in piedi + la bambina in braccio), posizionati proprio frontalmente al gatto.

Dopo poco, Gris percorre la stanza sul perimetro e mi raggiunge. Io sto in mezzo alla stanza, ad una distanza dal tiragraffi di circa 2mt in piedi. Solitamente i gatti intimiditi possono percorrere lo spazio seguendo il perimetro. Comincia a strofinarsi sulle mie gambe e cerca con insistenza un contatto visivo. Mi abbasso.

Il gatto mi conosce.
Questo è un elemento importante.
Nonostante stessi anch’io in piedi, il gatto si è avvicinato perché non mi considera un estranea.

Il comportamento, però, sul quale mi voglio soffermare è lo strofinamento e il contatto visivo.

Lo sfregamento risulta eccessivo e continuo, alternato alla ricerca del contatto visivo.

Il sistema sociale dei gatti domestici comprende tutti gli animali che condividono il loro spazio domestico. Questi possono essere percepiti come minacce (cani, umani), concorrenti per le risorse (altri gatti) o prede (piccoli uccelli, pesci e “animali domestici”).

I gatti tra loro utilizzano il comportamento di mantenimento della distanza per evitare conflitti diretti, l’importanza dell’interazione sociale in questa specie è chiara dalla presenza di comportamenti di diminuzione delle distanze e di affiliazione.
Quando il gatto viene avvicinato da individui di una specie che non teme, ci sono due tipologie di distanze che diventano importanti. Gli individui ben accettati sono ammessi ad un approccio intimo, incluso il contatto fisico, e quindi possono entrare nella distanza personale del gatto. Altre conoscenze non saranno attaccate, ma non saranno ammesse entro la distanza personale. Questo spazio è chiamato la distanza sociale.

Nelle colonie di gatti selvatici, i felini si confermano a vicenda come membri della loro colonia, strofinandosi tra di loro. Questa è una forma di comunicazione e accettazione. Quando i gatti trasferiscono questo comportamento sull’uomo, mescolano i loro odori con quelli umani.

Il sistema sociale dei gatti domestici comprende tutti gli animali che condividono il loro spazio domestico. Questi possono essere percepiti come minacce (cani, umani), concorrenti per le risorse (altri gatti) o prede (piccoli uccelli, pesci e “animali domestici”).
I gatti tra loro utilizzano il comportamento di mantenimento della distanza per evitare conflitti diretti, l’importanza dell’interazione sociale in questa specie è chiara dalla presenza di comportamenti di diminuzione delle distanze e di affiliazione.
Quando il gatto viene avvicinato da individui di una specie che non teme, ci sono due tipologie di distanze che diventano importanti. Gli individui ben accettati sono ammessi ad un approccio intimo, incluso il contatto fisico, e quindi possono entrare nella distanza personale del gatto. Altre conoscenze non saranno attaccate, ma non saranno ammesse entro la distanza personale. Questo spazio è chiamato la distanza sociale.
continuo, alternato alla ricerca del contatto visivo.

Non solo il comportamento di sfregamento della testa lascia segnali chimici (feromoni) che identificano gli incontri amichevoli, ma pone anche il gatto in posizione vulnerabile, quindi, non è solo un modo per esprimere cordialità, ma anche fiducia. Le ghiandole coinvolte, presenti in questa zona del corpo, infatti, producono sostanze chiamate feromoni di familiarizzazione che trasformano oggetti/soggetti marcati in oggetti/soggetti familiari.

Durante questo rituale si verifica quindi un importante scambio di odori che serve a creare un odore comune e familiare tra tutti gli individui che condividono quel territorio. Lo sfregamento non è una dimostrazione di affetto nel senso umano della parola, ma è comunque un comportamento che i gatti esibiscono solo con individui che fanno parte del loro mondo e che danno loro un senso di sicurezza.

I gatti acquisiscono sicurezza dall’odore del gruppo

E’ probabile quindi che Gris, in questo momento di tensione e di incertezza, abbia avuto la necessità di cercare un punto di sicurezza, un umano quindi conosciuto, sul quale ha deposto il suo odore mescolandolo con quell’umano per acquisire sicurezza.
Il comportamento è stato molto deciso, eccessivo e continuo, tipico di un soggetto ansioso.
Non solo, ma durante l’esibizione di questo comportamento, ha cercato il contatto visivo con me.

In genere i gatti evitano il contatto visivo quando sono spaventati o minacciati; quando sono offensivamente aggressivi, lo sguardo rimane fisso.

Un nuovo studio (vedi Merola et al. 2015. Social referencing and cat-human communication. Animal Cognition 18, 639-648) ha scoperto che, proprio come i bambini e i cani che guardano ai genitori e ai proprietari per essere rassicurati di fronte a oggetti o situazioni non familiari, i gatti possono anche prendere spunti comportamentali dai loro umani. Questa capacità comunicativa di analizzare le espressioni facciali e il tono della voce e reagire alle risposte emotive dell’umano come persona di fiducia, è chiamata “riferimento sociale”.

I gatti possono cambiare il loro comportamento in risposta ai messaggi emotivi dei loro proprietari.

I gatti usano le informazioni emotive fornite dai loro proprietari su un oggetto/soggetto nuovo/sconosciuto per orientare il loro comportamento.

Tutto questo ci parla molto del condizionamento che lo stato emotivo dell’umano può produrre sul proprio gatto.

Questo è uno dei motivi per cui ho sviluppato un metodo/approccio insegnato presso il Centro di Cultura Felina®, che tiene conto di questo legame e condizionamento reciproco. Il rapporto umano-gatto è un legame in cui entrano in gioco diverse dimensioni, non solo quella fisica, ma anche psicologica, emotiva e spirituale.

Clicca per la versione pdf scaricabile.

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LE STEREOTIPIE NEL GATTO

La stereotipia è uno schema comportamentale rigido, compiuto in maniera ripetitiva e continua, senza alcuno scopo o funzione apparente. 

Nell’uomo si traduce in comportamenti più comuni quali: dondolare o grattarsi continuamente la testa, schiarirsi la voce. Le stereotipe comportamentali, nella specie umana, sono molto spesso sintomo di patologie psichiatriche gravi quali autismo e schizofrenia. Pazienti autistici mostrano stereotipie continue e durature nel tempo. Si ipotizza che alla base dei comportamenti stereotipati ci siano danni a carico dei gangli della base o del neurotrasmettitore dopamina che ne regola l’attività.

Stereotipie e comportamenti compulsivi nell’uomo

Le stereotipie hanno molte similitudini con altri comportamenti ripetitivi come i comportamenti compulsivi, ma, mentre le stereotipie non hanno alcuna funzione apparente, i comportamenti compulsivi hanno la funzione di interrompere o evitare uno stato di malessere associato ad un evento possibile, anche se improbabile.

Possiamo definirli anche  come comportamenti disadattivi ovvero:

• comportamenti che provocano danni a se stessi, agli altri o agli oggetti

  • comportamenti che, per la loro intensità e frequenza, ostacolano l’emissione di altre prestazioni 
  • comportamenti che impediscono o limitano l’interazione sociale

Le stereotipie, pur avendo caratteristiche talvolta comunicative, nella maggior parte dei casi non sono emesse per controllare l’ambiente circostante, ma per ripristinare una situazione di “benessere” interrotta dall’evento che ha preceduto l’emissione della stereotipia.

  

Stereotipie comportamentali nel gatto 

Le stereotipie comportamentali sono manifestate anche da altre specie animali e hanno, come nell’uomo, una natura solitamente ripetitiva e apparentemente priva di funzione apparente. Tuttavia, nel mondo animale, le stereotipie si riscontrano prevalentemente in condizioni di cattività e quasi mai in situazioni naturali. Comportamenti stereotipati possono essere frequentemente osservati negli zoo, negli animali da di laboratorio e negli allevamenti intensivi. Non manca però anche la presenza di comportamenti di questo tipo anche nel gatto domestico, che viene impedito nell’espressione di alcuni comportamenti specifici e questa privazione lo può portare a realizzarli anche senza stimoli esterni adeguati. Indubbiamente, siamo in questo caso di fronte ad una mancanza di benessere.

Il comportamento compulsivo è considerato espressione di stress, frustrazione o conflitto.

Le condizioni di cattività, infatti, privano gli animali di bisogni fondamentali e i comportamenti stereotipati derivino proprio da tale frustrazione. Dal punto di vista del benessere animale, le stereotipie comportamentali sono quasi sempre sintomo di forti condizioni di malessere, associate a livelli anormali di ormoni dello stress (quali corticosteroidi e catecolammine). 

La causa esatta delle stereotipie non è stata definita in modo preciso, ma a mio avviso le situazioni in cui il gatto viene confinato in un ambiente povero di stimoli possano favorire l’insorgenza di questi comportamenti, così come una relazione povera o non soddisfacente con l’umano di riferimento. 

Anche nel gatto, come nell’uomo, questi comportamenti sono chiamati disturbi compulsivi e possono manifestarsi al di fuori del contesto originario in tutte quelle situazioni in cui l’animale prova una forte eccitazione.

I disturbi compulsivi più comuni nel gatto sono:

  • leccare o mordere insistentemente alcune parti del corpo fino a provocarsi delle lesioni
  • succhiare la lana o altri tessuti, iniziando a succhiare le magliette dei proprietari, copertine, tappeti. Può essere diretto anche verso una persona
  • mangiare oggetti non commestibili
  • aggressività auto diretta come aggredirsi la coda o altre parti del corpo
  • vocalizzazione ripetitiva e persistente
  • sindrome da iperestesia felina

I comportamenti compulsivi vengono inizialmente mostrati in una situazione conflittuale e con il prolungarsi del conflitto si possono manifestare in tutti quei contesti in cui l’animale prova grande eccitazione. In sostanza, il gatto impara a rispondere ad uno stimolo di quel tipo allo stesso modo.

Se il comportamento continua per un lungo periodo di tempo, potrebbe diventare un comportamento fisso che non richiede più la situazione o l’innesco ambientale che ha dato origine al comportamento. I comportamenti possono rafforzarsi a causa del rilascio di sostanze chimiche nel cervello che alleviano il dolore e, in questo modo, il comportamento può diventare un meccanismo per far fronte a condizioni che sono in conflitto con i bisogni del gatto.

Qual’è la causa?

Tra le cause che scatenano questi tipi di problemi possiamo avere:

  • una predisposizione genetica (ad esempio le razze Siamese e Burmese sono maggiormente predisposte al comportamento di pica, ovvero succhiare e ingerire oggetti non commestibili. Sembra che ci sia una predisposizione anche nei soggetti che hanno avuto un allattamento prolungato, otre i sei mesi di età o uno svezzamento precoce, prima del primo mese di vita).
  • fattori ambientali che provocano stress e frustrazione (come detto sopra la privazione di stimoli ambientali).
  • stimoli fisici come irritazioni anche di natura allergica il cheta verificato con il veterinario 
  • l’attenzione del proprietario data al gatto nel momento in cui manifesta il comportamento. Quando il gatto inizia a leccarsi, spesso le attenzioni del proprietario possono rinforzare questo comportamento. I comportamenti possono aumentare rapidamente di frequenza se, quindi, sono rinforzati in qualche modo dal proprietario. In questo caso, consiglio, quindi,  nel momento in cui il gatto sta mettendo in atto il comportamento compulsivo, di ignorarlo completamente.

Cosa possiamo fare?

È SEMPRE necessario verificare l’assenza di problemi organici concomitanti, quindi rivolgersi al proprio veterinario.

Ci sono molteplici strategie atte a impedire o a ridurre la comparsa di stereotipie comportamentali: tra queste, quella di fornire ambienti arricchiti da stimoli etologicamente rilevanti.

Spesso il leccamento eccessivo può essere mantenuto nonostante sia stata rimossa la causa primaria e diventa un comportamento abituale che si tramuta in un vero e proprio disturbo compulsivo.

Controllo dell’ambiente:

  • Ridurre lo stress eliminando il più possibile gli eventi imprevedibili; ad esempio, alimentarlo alla stessa ora ogni giorno se non ha il cibo sempre a disposizione
  • Tenere i tessuti di interesse del gatto fuori dalla sua portata e adeguare l’alimentazione
  • Fornire al gatto la possibilità di muoversi nelle tre dimensioni, introdurre dei giochi interattivi
  • Se si tratta di una casa multi-gatto prevedere più postazioni per il cibo, l’acqua, e lettiere in punti differenti della casa, fornire spazi per nascondersi ed isolarsi, sfruttare le tre dimensioni con l’utilizzo di mensole, graffiatoi alti, ponti tibetani, mobili su cui saltare, amache ecc…

Modifica del comportamento:

  • Ignora il comportamento il più possibile; non premiare il comportamento prestando attenzione ad esso. Molti comportamenti compulsivi sorgono spontaneamente come risposta al conflitto o all’ansia, ma i comportamenti possono diventare compulsivi o stereotipati perché sono stati condizionati. Ad esempio, il proprietario che dà l’attenzione al gatto può rinforzare lil comportamento offrendo cibo o un giocattolo nel tentativo di interrompere il comportamento
  • pianifica un comportamento alternativo (come il gioco o l’alimentazione) in quel momento
  • premiare il gatto per un buon comportamento; non punire il gatto per i cattivi comportamenti

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LA PAURA, UN’EMOZIONE DA COMPRENDERE

La paura è una sensazione di apprensione associata alla presenza o alla vicinanza di un oggetto, di un individuo o di una situazione sociale. La paura fa parte del comportamento normale e può essere adattiva. La determinazione se la risposta di paura è anormale o inappropriata, deve essere determinata assolutamente dal contesto. Se un gatto ha paura di stimoli innocui, come camminare sul tappeto o uscire all’aperto, tale paura andrebbe considerata irrazionale e, se si tratta di una reazione costante o ricorrente, probabilmente maladattiva. Le paure normali e anormali si presentano solitamente come risposte graduate, con l‘intensità della risposta proporzionale alla prossimità dello stimolo che provoca paura.

Avete mai considerato la nostra reazione a qualcosa  che minaccia la nostra sicurezza? Vi siete mai spaventati di qualcuno che improvvisamente salta da dietro un cespuglio? L’emozione della paura è percepita come un senso di terrore, ed è un’emozione intelligente, perché ti avvisa della possibilità che puoi essere “danneggiato”, il che a sua volta ti motiva a proteggerti.

Quindi, la risposta alla paura  descrive il comportamento di vari animali compreso l’uomo, quando si sentono minacciati ed è stato oltretutto riconosciuto che entrambi, animali e umani, hanno le stesse risposte.

La paura è una reazione fisiologica, comportamentale ed emotiva ad uno stimolo potenzialmente dannoso. L’esperienza della paura è, quindi, un meccanismo di sopravvivenza. La paura è spesso collegata al dolore o ad un evento traumatico. Ad esempio, se un gatto cade dalla finestra, può sviluppare la paura delle finestre. Ma non solo, ci sono momenti in cui una paura passata potrebbe riemergere, per il gatto come per noi! Anche se, magari, la situazione attuale non giustifica veramente il bisogno di avere paura. Questo è il caso del disturbo da stress post-traumatico (PTSD) nell’uomo, in cui la conseguenza di una situazione precedente in cui si è stati effettivamente in pericolo, viene rivissuta nel presente, quando vengono attivati ​​quei ricordi emotivi. Sebbene tu possa razionalmente sapere di essere al sicuro, il tuo cervello ti prepara automaticamente al peggio! Questa si chiama  memoria emotiva e funziona allo stesso modo nel gatto!

Ci sono quattro fasi emozionali della paura, che corrispondono agli effetti fisiologici del sistema nervoso simpatico:

Fight (combatti)

Flight (fuggi)

Freeze (immobilizzati)

e Comportamenti Sostitutivi

Ad esempio, un gatto può provare a scappare da uno stimolo che evoca la paura, come ad esempio il veterinario. Tuttavia, se messo alle strette, non potendo fuggire, può immobilizzarsi o diventare aggressivo in modo difensivo. La quarta risposta emotiva, ovvero, i comportamenti sostitutivi è una risposta normale, ma non nel contesto in cui si verifica. Ad esempio il gatto, di fronte aduno stimolo che evoca la paura,  può sbadigliare o leccarsi le labbra. In un altro contesto, sbadigliare o leccarsi ad esempio dopo un pasto, sono considerati comportamenti normali. Non è forse così anche per noi? Di fronte ad un evento pauroso o anche al solo ricordo abbiamo un impulso irrefrenabile a scappare, affrontare, immobilizzarci oppure cercare di “non pensarci”.

La reazione fisiologica, invece, si traduce in un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria (ansimazione), sudorazione, tremori e a volte urinazione e defecazione involontaria.

Un animale pauroso può assumere posizioni corporee protettive come l’abbassamento del corpo e della testa, avvicinando le orecchie alla testa, dilatando le pupille e nascondendo la coda sotto il corpo. Se il gatto percepisce una minaccia, la risposta può anche includere elementi di aggressività difensiva.

La risposta alla paura, per entrambi umano e gatto, è legata all’attività dell’amigdala, che è coinvolta nell’elaborazione delle emozioni negative.  La serotonina (neurotrasmettitore mediatore di paura e ansia), la noradrenalina, la dopamina e il GABA sono tutti coinvolti nello sviluppo della paura e dell’ansia.

Da una prospettiva evolutiva, l’emozione della paura proteggeva gli umani dai predatori e altre minacce alla sopravvivenza della specie. Quindi non c’è da meravigliarsi se certi pericoli evocano quell’emozione, poiché la paura aiuta a proteggerci ed è quindi adattabile, funzionale e necessaria, per noi come per il nostro amico gatto!

 

© dott.ssa Ewa Princi 2019

 

I gatti provano emozioni

I gatti provano emozioni dalla stesse aree del cervello degli esseri umani?

Sembrerebbe proprio di sì!

Il cervello del gatto come dell’umano hanno le stesse strutture che servono le stesse funzioni. 

Rispetto ad altri vertebrati, i mammiferi hanno cervelli eccezionalmente grandi per le dimensioni corporee. Questo aumento del rapporto tra dimensioni del cervello e dimensioni del corpo è particolarmente pronunciato nelle scimmie, nelle balene e nei delfini e ha indubbiamente giocato un ruolo nell’evoluzione di comportamenti complessi, unici per i mammiferi, ma c’è di più. Gli scienziati hanno scoperto una relazione tra la superficie  della corteccia e l’intelligenza e i complessi comportamenti sociali esibiti da alcuni mammiferi. Nei gatti e nelle pecore è alta e negli scimpanzé, umani e delfini lo è ancora di più.

Il cervello è la parte del sistema nervoso centrale (SNC) che è contenuta nella cavità cranica. Comprende la corteccia cerebrale, il sistema limbico, i gangli della base, il talamo, l’ipotalamo e il cervelletto. Vediamo ora le parti che ci interessano e che ci aiutano a comprendere la paura nel gatto.

L’Amigdala: Centro dei Processi Emozionali

Ubicazione: parte del sistema limbico, alla fine dell’ippocampo
Funzione: Responsabile della risposta e memoria delle emozioni, in particolare della paura
L’amigdala è la ragione per cui temiamo cose al di fuori del nostro controllo…, è infatti il circuito di allarme del nostro corpo! Controlla, infatti,  il modo in cui reagiamo a determinati stimoli, o ad un evento che provoca un’emozione, che vediamo come potenzialmente minacciosa o pericolosa. Si tratta di due regioni nel cervello, a forma di mandorla, che controllano le risposte emotive basate su input provenienti da altre aree del cervello. La funzione più comune dell’amigdala consiste nel sintetizzare le risposte di paura dall’ambiente, come quando si sale  sulle montagne russe!!! Avete presente? 🙂 . Senza l’Amigdala non avremmo mai paura!

I gatti possiedono anche questa regione del cervello responsabile delle reazioni emotive, come, appunto, la paura. Per un gatto, una reazione di paura può manifestarsi quando, ad esempio, viene portato presso l’ambulatorio veterinario. In questo ambiente il gatto, attraverso la vista, gli odori e i suoni, percepisce delle minacce vere e proprie.

Il talamo e cortecce sensoriali: fonti di stimolazione emotiva

Il talamo funge da porta e riceve input sensoriali e motori dal corpo e riceve anche feedback dalla corteccia. Questo meccanismo di feedback può modulare la consapevolezza  degli input sensoriali e motori a seconda dell’attenzione e dello stato di eccitazione dell’animale. Il talamo aiuta a regolare la coscienza, l’eccitazione e gli stati di sonno. Le cortecce sensoriali, attraverso il talamo, inviano informazioni raccolte dagli organi sensoriali, all’amigdala. L’amigdala quindi avvia una reazione emotiva basata su questi stimoli (sensoriali). Facciamo un esempio, i tuoi occhi vedono che il tuo migliore amico sta camminando verso di te e sorride. Questo stimolo è percepito nella corteccia visiva, quindi il talamo decide di trasmettere queste informazioni alle altre parti del cervello, compresa l’amigdala. L’amigdala potremmo dire che esclama: “Che bello, ecco il mio migliore amico che arriva !” e di conseguenza hai una reazione emotiva positiva a ciò che hai visto.

In un gatto, invece, un  esempio potrebbe essere quando ti vede entrare dalla porta a fine giornata. Questa stimolazione sensoriale è interpretata dal suo amigdala, che manda endorfine (i cosiddetti ormoni felicità) in tutto il suo sistema, provocando le fusa che conosciamo benissimo!

L’ippocampo: la memoria innesca le emozioni

L’ippocampo memorizza ricordi a lungo termine, ed è anche responsabile della memoria della posizione di oggetti o persone. Non saremmo nemmeno in grado di ricordare dove abitiamo  senza l’ippocampo! Difatti, la malattia di Alzheimer che spesso causa la perdita di memoria, danneggia  questa zona del cervello. Non solo, però, l’ippocampo svolge un ruolo fondamentale nella formazione, organizzazione e conservazione di nuovi ricordi, ma collega anche determinate sensazioni ed emozioni a questi ricordi, come quelle che hai provato il giorno che ti sei sposato 🙂 e riceve informazioni direttamente dell’amigdala. Gli scienziati credono che questo sia il motivo per cui possiamo sentire delle forti emozioni  quando ricordiamo qualcosa in particolare.

Anche se i ricordi del gatto non sono memorizzati esattamente  come i nostri nei contenuti, comunque l’informazione proveniente dalla sua corteccia sensoriale attiva il ricordo nel suo ippocampo, che comunica con l’amigdala, che gli “farà provare” paura. Quando il gatto ricorda che l’ultima volta che è andato dal veterinario (associa i suoni, gli odori e ciò che vede) ha ricevuto una dolorosa iniezione, assocerà quindi il ricordo dell’iniezione dolorosa a quegli stimoli sensoriali e allo stato emotivo sperimentato, in questo caso, la paura o il dolore.

La corteccia prefrontale: scegliere la ragione sulla paura

La corteccia prefrontale dialoga con l’amigdala, quando viene suscitata una risposta di paura. L’amigdala nella pratica dice: “Abbi paura!” Quindi, la corteccia prefrontale si interroga: “È davvero qualcosa di cui aver paura?” In caso contrario, la corteccia prefrontale invia queste informazioni all’amigdala, che cessa la reazione di paura in modo da non farci sentire più spaventati. Se questo processo avviene più volte dallo stesso stimolo – per esempio, qualcuno arriva alle spalle e grida “BOO!” – alla fine la corteccia prefrontale “insegna” all’amigdala che non dovrebbe avere una reazione di paura davanti a  quello stimolo.

La corteccia prefrontale di un gatto non è sviluppata  quanto quella di un essere umano – ecco perché non può ragionare nella nostra stessa maniera. Tuttavia, il cervello di un gatto è in grado di insegnargli a non avere reazioni emotive alle cose che sono irrazionali. Ad esempio, se il gatto è spaventato dal rumore del campanello, alla fine, dopo averlo sentito ogni giorno, scoprirà che non le succede niente di male quando si sente quel rumore in particolare.

dott.ssa Ewa Princi 2019

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