Emozioni Primarie nel Gatto: La Nuova Frontiera dell’Etologia Felina

Cosa prova davvero un gatto?
Questa domanda, che per secoli ha ricevuto risposte vaghe o proiettive, sta oggi trovando basi solide grazie alla ricerca neuroscientifica e all’etologia applicata.
Perché i gatti non solo sentono, ma esprimono emozioni primarie riconoscibili, misurabili e… visibili.

L’origine scientifica: le emozioni primarie nei mammiferi

Negli anni ‘90, il neuroscienziato Jaak Panksepp (insieme ad altri studiosi come Marc Bekoff) ha identificato nel cervello dei mammiferi una serie di sistemi emozionali di base, profondamente radicati nel sistema limbico.
Queste emozioni non sono semplici stati d’animo, ma circuiti biologici attivi, universali, con una funzione adattiva.

Le principali emozioni primarie riconosciute sono:

  • Paura (FEAR) – per proteggersi da un pericolo
  • Rabbia / difesa (RAGE) – per difendere i propri confini
  • Desiderio / ricerca (SEEKING) – per esplorare e apprendere
  • Gioia / gioco (PLAY) – per socializzare, imparare e autoregolarsi
  • Appagamento / cura (CARE) – per il legame affettivo e la sicurezza

Queste emozioni sono trasversali a tutti i mammiferi. E sì, anche il tuo gatto le prova.

L’applicazione al gatto: le 5 emozioni osservabili

Nel 2021, un interessante studio pubblicato sull’Irish Veterinary Journal ha proposto un adattamento pratico di questo modello al comportamento felino.
L’obiettivo? Identificare segnali etologicamente osservabili che ci aiutino a leggere non solo le emozioni di disagio, ma anche quelle positive.

Ecco le 5 macro-emozioni felini riconoscibili nel quotidiano:

EmozioneEsempi comportamentali nel gattoNote
PauraPostura bassa, pupille dilatate, nascondersi, blocco, soffiGià molto studiata e riconosciuta
Rabbia / FrustrazioneAggressività, coda a frusta, vocalizzazioni insistenti, agitazioneSpesso confusa con “carattere difficile”
Gioia / GiocoAgguati, rincorse, salti, interazione ludica con oggetti o umaniSpesso sottovalutata negli adulti
ContentezzaFusa morbide, impastare, rilassamento completo, occhi a mandorlaSpesso ignorata in ambito clinico
Interesse / CuriositàAnnusare, esplorare, osservare, orecchie in avanti, movimento lentoFondamentale per apprendimento e benessere

Perché questo approccio è rivoluzionario?

Fino ad oggi, la valutazione comportamentale del gatto si è concentrata principalmente sul rilevamento dello stress, della paura o dell’aggressività.
Ma un cambiamento di paradigma sta prendendo piede:

✅ 1. Si va oltre il problema

Non si guarda solo al disagio, ma anche a ciò che funziona bene: gioco, rilassamento, interesse, gioia.

✅ 2. Migliora la lettura del benessere

Si può finalmente rispondere alla domanda: “Il mio gatto è felice?” con strumenti più oggettivi.

✅ 3. Favorisce una relazione più empatica

Il focus si sposta su ciò che costruisce il legame: osservare, riconoscere e nutrire anche le emozioni positive.

✅ 4. Diventa una guida per l’intervento

L’obiettivo non è solo ridurre lo stress, ma aumentare le esperienze positive nella quotidianità felina.

Il mio approccio: emozioni come ponte tra specie

In PsicoEtologia Felina®, non mi limito a osservare i comportamenti.
Guardo oltre il gesto, per cogliere l’intenzione emotiva profonda che lo anima.

Un gatto che si rannicchia in silenzio non sta solo “riposando”.
Un gatto che fissa un punto con le orecchie avanti non sta solo “curiosando”.

🔍 Ogni micro-movimento racconta una storia interiore.

Ecco perché, nel mio lavoro con le persone e i loro gatti, uso le emozioni non come etichette… ma come porte da aprire, insieme.

Molti proprietari imparano presto a riconoscere paura, rabbia o disagio.
Ma raramente si insegna loro a riconoscere la gioia, la curiosità, la fiducia.

Nel mio metodo, questo è il punto di partenza.
Ti accompagno a riconoscere i momenti di benessere per renderli abituali, non eccezioni.

Esercizi pratici per coltivare emozioni felini (e umane) dalla Psicoetologia FelinaⓇ

Ecco alcune pratiche semplici che propongo nei percorsi di PsicoEtologia Felina®:

🗒️ 1. Diario emotivo del tuo gatto

Prendi 10 minuti al giorno per annotare:

  • un comportamento positivo osservato (es. impastare, esplorare, fusa)
  • il contesto in cui è accaduto
  • come ti sei sentita tu osservandolo

Questo esercizio non solo ti connette al tuo gatto…
ma ti insegna a riconoscere il tuo stesso stato emotivo.


📸 2. Fotografa un momento di sicurezza

Scatta una foto al tuo gatto quando mostra un chiaro segnale di contentezza o fiducia.
Stampala. Mettila dove puoi vederla ogni giorno.

📍 Ti ricorderà che il benessere esiste.
E che lo stai già costruendo, insieme.


🧪 3. Esperimento del giorno nuovo

Ogni settimana, introduci un piccolo stimolo nuovo:
una scatola diversa, un tessuto morbido, un gioco inedito, un suono rilassante.

🎯 Osserva con attenzione:

  • lo esplora?
  • si irrigidisce?
  • lo ignora?

📌 Questo ti allena a cogliere l’emozione dominante nel tuo gatto.
Ma anche la tua disponibilità a tollerare il cambiamento.


🧶 4. Quando la coda parla

Se vedi la sua coda “a frusta”, non reagire con ansia.
Fermati. Respira. Guarda.
E chiediti: “Qual è il suo confine? Quale il mio?”

🗝 In quel gesto c’è una richiesta di spazio, non una dichiarazione di guerra.


🐾 Emozioni condivise = legame profondo

Nel mio lavoro, vedo spesso gatti che si rilassano quando i loro umani iniziano a vedersi davvero.
Perché quando impariamo a leggere le emozioni dell’altro, non cambiamo solo il nostro comportamento. Cambiamo la relazione.

E ogni emozione felina ben riconosciuta…
è anche una chiave per comprendere qualcosa di te.

Conclusione: il futuro è fatto di emozioni… anche feline

Riconoscere che il gatto prova emozioni primarie – e che le esprime – cambia radicalmente il nostro modo di relazionarci a lui.
Non si tratta solo di correggere comportamenti problematici, ma di coltivare benessere, fiducia e reciprocità.

👉 Ogni coda che si rilassa, ogni fusa dolce, ogni momento di gioco… è un segnale.
Un messaggio.
Un’opportunità per costruire una relazione più profonda.


Se vuoi approfondire, puoi iscriverti alla mia newsletter, oppure esplorare il percorso “Codice Felino” dove ogni emozione diventa una via di crescita condivisa tra te e il tuo gatto.

I gatti provano emozioni

I gatti provano emozioni dalla stesse aree del cervello degli esseri umani?

Sembrerebbe proprio di sì!

Il cervello del gatto come dell’umano hanno le stesse strutture che servono le stesse funzioni. 

Rispetto ad altri vertebrati, i mammiferi hanno cervelli eccezionalmente grandi per le dimensioni corporee. Questo aumento del rapporto tra dimensioni del cervello e dimensioni del corpo è particolarmente pronunciato nelle scimmie, nelle balene e nei delfini e ha indubbiamente giocato un ruolo nell’evoluzione di comportamenti complessi, unici per i mammiferi, ma c’è di più. Gli scienziati hanno scoperto una relazione tra la superficie  della corteccia e l’intelligenza e i complessi comportamenti sociali esibiti da alcuni mammiferi. Nei gatti e nelle pecore è alta e negli scimpanzé, umani e delfini lo è ancora di più.

Il cervello è la parte del sistema nervoso centrale (SNC) che è contenuta nella cavità cranica. Comprende la corteccia cerebrale, il sistema limbico, i gangli della base, il talamo, l’ipotalamo e il cervelletto. Vediamo ora le parti che ci interessano e che ci aiutano a comprendere la paura nel gatto.

L’Amigdala: Centro dei Processi Emozionali

Ubicazione: parte del sistema limbico, alla fine dell’ippocampo
Funzione: Responsabile della risposta e memoria delle emozioni, in particolare della paura
L’amigdala è la ragione per cui temiamo cose al di fuori del nostro controllo…, è infatti il circuito di allarme del nostro corpo! Controlla, infatti,  il modo in cui reagiamo a determinati stimoli, o ad un evento che provoca un’emozione, che vediamo come potenzialmente minacciosa o pericolosa. Si tratta di due regioni nel cervello, a forma di mandorla, che controllano le risposte emotive basate su input provenienti da altre aree del cervello. La funzione più comune dell’amigdala consiste nel sintetizzare le risposte di paura dall’ambiente, come quando si sale  sulle montagne russe!!! Avete presente? 🙂 . Senza l’Amigdala non avremmo mai paura!

I gatti possiedono anche questa regione del cervello responsabile delle reazioni emotive, come, appunto, la paura. Per un gatto, una reazione di paura può manifestarsi quando, ad esempio, viene portato presso l’ambulatorio veterinario. In questo ambiente il gatto, attraverso la vista, gli odori e i suoni, percepisce delle minacce vere e proprie.

Il talamo e cortecce sensoriali: fonti di stimolazione emotiva

Il talamo funge da porta e riceve input sensoriali e motori dal corpo e riceve anche feedback dalla corteccia. Questo meccanismo di feedback può modulare la consapevolezza  degli input sensoriali e motori a seconda dell’attenzione e dello stato di eccitazione dell’animale. Il talamo aiuta a regolare la coscienza, l’eccitazione e gli stati di sonno. Le cortecce sensoriali, attraverso il talamo, inviano informazioni raccolte dagli organi sensoriali, all’amigdala. L’amigdala quindi avvia una reazione emotiva basata su questi stimoli (sensoriali). Facciamo un esempio, i tuoi occhi vedono che il tuo migliore amico sta camminando verso di te e sorride. Questo stimolo è percepito nella corteccia visiva, quindi il talamo decide di trasmettere queste informazioni alle altre parti del cervello, compresa l’amigdala. L’amigdala potremmo dire che esclama: “Che bello, ecco il mio migliore amico che arriva !” e di conseguenza hai una reazione emotiva positiva a ciò che hai visto.

In un gatto, invece, un  esempio potrebbe essere quando ti vede entrare dalla porta a fine giornata. Questa stimolazione sensoriale è interpretata dal suo amigdala, che manda endorfine (i cosiddetti ormoni felicità) in tutto il suo sistema, provocando le fusa che conosciamo benissimo!

L’ippocampo: la memoria innesca le emozioni

L’ippocampo memorizza ricordi a lungo termine, ed è anche responsabile della memoria della posizione di oggetti o persone. Non saremmo nemmeno in grado di ricordare dove abitiamo  senza l’ippocampo! Difatti, la malattia di Alzheimer che spesso causa la perdita di memoria, danneggia  questa zona del cervello. Non solo, però, l’ippocampo svolge un ruolo fondamentale nella formazione, organizzazione e conservazione di nuovi ricordi, ma collega anche determinate sensazioni ed emozioni a questi ricordi, come quelle che hai provato il giorno che ti sei sposato 🙂 e riceve informazioni direttamente dell’amigdala. Gli scienziati credono che questo sia il motivo per cui possiamo sentire delle forti emozioni  quando ricordiamo qualcosa in particolare.

Anche se i ricordi del gatto non sono memorizzati esattamente  come i nostri nei contenuti, comunque l’informazione proveniente dalla sua corteccia sensoriale attiva il ricordo nel suo ippocampo, che comunica con l’amigdala, che gli “farà provare” paura. Quando il gatto ricorda che l’ultima volta che è andato dal veterinario (associa i suoni, gli odori e ciò che vede) ha ricevuto una dolorosa iniezione, assocerà quindi il ricordo dell’iniezione dolorosa a quegli stimoli sensoriali e allo stato emotivo sperimentato, in questo caso, la paura o il dolore.

La corteccia prefrontale: scegliere la ragione sulla paura

La corteccia prefrontale dialoga con l’amigdala, quando viene suscitata una risposta di paura. L’amigdala nella pratica dice: “Abbi paura!” Quindi, la corteccia prefrontale si interroga: “È davvero qualcosa di cui aver paura?” In caso contrario, la corteccia prefrontale invia queste informazioni all’amigdala, che cessa la reazione di paura in modo da non farci sentire più spaventati. Se questo processo avviene più volte dallo stesso stimolo – per esempio, qualcuno arriva alle spalle e grida “BOO!” – alla fine la corteccia prefrontale “insegna” all’amigdala che non dovrebbe avere una reazione di paura davanti a  quello stimolo.

La corteccia prefrontale di un gatto non è sviluppata  quanto quella di un essere umano – ecco perché non può ragionare nella nostra stessa maniera. Tuttavia, il cervello di un gatto è in grado di insegnargli a non avere reazioni emotive alle cose che sono irrazionali. Ad esempio, se il gatto è spaventato dal rumore del campanello, alla fine, dopo averlo sentito ogni giorno, scoprirà che non le succede niente di male quando si sente quel rumore in particolare.

dott.ssa Ewa Princi 2019

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER: